Innamorato di me stesso / ma non corrispondo

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agli intrepidi fautori e propugnatori del Movimento per l'Identità, l'Autodeterminazione e l'Indipendenza della Nazione Sarda; ai popoli fratelli ed amici che condannano il Colonialismo Italiano e che sostengono la nostra giusta causa; agli italiani illuminati - di Sardegna e d'Italia - che si battono al nostro fianco nella lotta democratica, pacifica e non violenta, per la liberazione Nazionale della Sardegna dall'oppressione coloniale, per la giustizia sociale e per la creazione di uno Stato Sardo Sovrano ...dedico questo blog.

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// mercoledì, 07 maggio 2008

[ Il potere creativo della parola ]


Questo, il blog intendo, penso ormai sia diventato uno spazio di aurea mediocritas.
In cui mi astengo dallo scrivere se sono di pessimo umore e per cui invece non ho tempo se tutto va bene.

Ci capito se sono in quel lungo interregno della mediocrità.
Così ultimamente almeno: mi piace pensare di far tornare questo posto un raccoglitore di buoni propositi, che pure ho ultimamente.

Del resto, ho ben imparato a verbalizzare le buone intenzioni. Con la parola un pensiero diventa reale. Col fatto che viene ascoltato produce reazioni, aspettative, attese. Negli altri e in me.

E in effetti non c'è nulla di così necessario per me, ora, che ricreare il mio mondo, e non mi viene niente di più naturale che farlo a partire dalla parola.


// tipo il "NO" che dirò domani alla mia dentista nazista.

Postato da Bakis alle 17:03 in [ autoscatto ] // p-link // commenti (9) // commenti (9) (pop-up)


// domenica, 27 aprile 2008

[ Awakenings ]


Non è sempre chiaro cosa scateni una guarigione.
Cercarne le cause sarebbe artificioso come spiegare perché si ama qualcuno: ogni tentativo risulterebbe limitato, goffo, banale. Sono cose che , avranno pure delle ragioni ma non è in queste che consiste la loro importanza, così delicata e speciale.

Semplicemente, accadono.
Con lo stesso trascinante improptu di un deja-vu o un’intuizione artistica.

Ed è così che mi sento da qualche giorno: guarito, sollevato, illuminato, risvegliato.

Dal pessimismo su come si stavano prospettando le cose, dal rammarico per come sono andate, dalla nostalgia per tutti quei pezzetti che ho creduto di aver perso per strada in questi mesi di fatica e investimenti falliti.
Ho dovuto aspettare tanto perché alcune decisioni maturassero al punto giusto, e ora che sono bei frutti aspettano soltanto di essere colte.
Non vedo l’ora di farlo ma a questo punto posso aspettare.

La stessa cosa quando giovedì sera, ormai vicino a casa, mi sono accorto di aver lasciato l’iPod in ufficio. Chiamo il mio collega Francesco e gli chiedo la cortesia di recuperarlo dal terzo girone (il piano in cui mi trovo ora) e allungarmelo di passaggio verso la stazione.
Mi dice che ci metterà un po’ e penso: posso aspettare, che fretta c’è?

Allora sono entrato alla Edison e ho preso un libro nuovo: ne ho letto un bel pezzo su una panchina in piazza duomo, fra milioni di turisti, piccioni e flash di macchine fotografiche.

Poi è arrivato Francesco. Abbiamo fatto un pezzo insieme e ci siamo separati.

Tornato a casa ho inaugurato un week-end di riposo, senza fretta o inutili attese di telefonate o inviti.
Ho fatto tante passeggiate e mangiato tanti gelati.
Ho finito il libro comprato alla Edison. Ho preso un sushi speciale tutto per me. Ho suonato la tastiera, imparato qualche trucco nuovo coi miei programmi di grafica preferiti e sentito le mie persone di Cagliari al telefono.
Che sono, fortunatamente, sempre lì, per me.

Non ho chiesto niente a nessuno e nemmeno ho aspettato qualcosa indietro, senza chiederlo.  L’equilibrio ideale.

Adesso metto su un caffè e mi preparo a una settimana corta di lavoro antipatico e a un periodo di fruttuosa e rinvigorente convalescenza.

Devo coprirmi bene // sia mai che ci ricasco.

Postato da Bakis alle 23:44 in [ autoscatto ] // p-link // commenti (11) // commenti (11) (pop-up)


// martedì, 22 aprile 2008

[ Sbaracco ]


Se dovessi definire con una sola parola il clima che si respira, userei questa: sbaracco.

// non me l'ha ordinato nessuno di sceglierne solo una, ma non ho nemmeno la fantasia sufficiente, in questo momento, per trovare altre definizioni.

Ora mi trovo nel vecchio open-space: quello che mi ha accolto quando sono arrivato in questa città (e di malo modo: pareti in monocromatica plastica beige che si stendono perpendicolari allo stanzone, facce scure, caldo e finestre piccolissime), in mezzo a gente sconosciuta di aree con cui mai avremo a che fare.

Un collega se ne va domani a Barcellona, un altro il mese prossimo ma è già via con la testa da chissà quanto.
Marta invece, se n'è già andata da un po' e la città senza lei è un po' meno casa.

Forse è come il percorso del monopoli: sto ritornando al VIA. Ma ci sto tornando più povero, di voglia di trattenermi, di fare, di impegnarmi. Forse la chiave sta nel vendere tutto e uscire dal gioco.

Che palle però quando le regole cambiano durante la partita.

Fuori piove, anzi, ora ha smesso: quasi quasi finisco questo post e me ne vado.
Ne approfitto, non ho null'altro da fare qua.

Postato da Bakis alle 11:46 in [ ombelicale ] // p-link // commenti (3) // commenti (3) (pop-up)


// martedì, 15 aprile 2008

[ Let's pretend ]


Metto il caffè sul fuoco.

Poi mi dico: del resto, è la democrazia. Devo accettare questo risultato. 
Un tassello in più che mi separa dalla realtà. E ora non continuo più a chiedermi cosa ci faccio qui – in questa casa, in questa città, in questa regione – ma anche in questo stato che da sempre non mi rappresenta.

Mi dico anche che la gente è da qualche altra parte. Dove sono le persone che hanno votato pdl? Abbiamo un orizzonte di navigazione così ristretto, così ingannevole. Pensare che la vicina di casa o la vecchina sul bus o il ragazzo alla coop o svariati colleghi: qualcuno di loro l'avrà pur votato.
Mi dico tutto sommato, che mi interessa?

Poi mi dico: stai parlando da solo.

E ok, immagino di aver fatto male a non raccontare per tempo della breve parentesi barceloneta. Per scaramanzia. Sì perché, ad esempio, quando elogio troppo Cagliari poi Firenze si vendica: pioggia, diarrea, cetrioli a lavoro, serate noiose, water intasati.

// Firenze è una città egosita e avara. Pretende attenzioni perché abituata a riceverne da secoli, ricca e bella di nascita. Non riuscirebbe mai a capire come una città così lontana e sperduta sul mare come Cagliari, possa elagire così tanto senza chiedere nulla in cambio //

Così ho pensato: inutile lodare Zapatero e le meraviglie artistiche di una nazione in progresso. Fingiamo di vivere in un paese normale. Fingiamo che le cose possano funzionare meglio.

Così ora fingo non sia successo niente. Non mi riguarda più.
Mi bevo il caffè, ascolto Piero Marras, tengo rigorosamente la televisione spenta e cerco di risintonizzarmi.

Con chi o cosa non lo so. Con me stesso sicuramente (sì, sempre me stesso, dio, quanto ci ho azzeccato 5 anni fa a chiamare questo blog “ombelicale” e non sapevo che un giorno avrei avuto così tanto bisogno di ritrovarmi, così frequentemente e con così disperata precisione).

Risintonizzarmi con quello che volevo fare di me e della mia vita, una volta, quando tutto era possibile, prima di sentirmi erroneamente uno come gli altri.

Postato da Bakis alle 01:03 in [ ombelicale, rancore, cattivi propositi ] // p-link // commenti (11) // commenti (11) (pop-up)


// venerdì, 04 aprile 2008

[ bullet train to myself ]


Mollo il candidato "si, ok, ciao" e volo al piano di sopra a vedere le ultime cose. Ci sarebbe un mondo di roba da fare ancora, ma sono le 16:30 e devo andare a prendere il treno. Ottimizzo il percorso verso casa attaccato al telefono coi colleghi (continuero a pensare al lavoro almeno fino a domattina e lunedì mi verra' un cold turkey per essere assente). Arrivo in stazione e poco importa che non ho il biglietto: devo essere a Bologna per le 19 a qualsiasi costo e cosi sara'. E infatti eccomi su un eurostar diretto a Udine che fa scalo a Bo, teoricamente in orario per essere raccolto verso Forli e poi Barcellona. Vado incontro al controllore (a treno partito) in modalita eutanasia. E lunedì percorso inverso, con notte in san giovanni in persiceto, levata all'alba, treno per bo poi bo-fi e rientro a lavoro. Mi viene la stanchezza solo a pensarci // in realta' sono gia stanco, anche perche a scrivere i post col blackberry si perdono un sacco di calorie. Ma boh, forse avevo bisogno di fare una cosa tanto per fare. Come quelli che fanno 150km per una festa, poi si trattengono un'ora. Io prendo 700 treni per stare due giorni e mezzo a Barcellona (in cui peraltro sono gia stato). Forse e' solo che devo cambiare aria, forse e' che qualsiasi cosa ormai e' meglio di un weekend a Firenze a sentirmi di troppo. Per ora va bene cosi. Mi piace, e' una bakisata e di questi tempi sentirmi me stesso anche solo il tempo di scrivere un post e' gia qualcosa. Buon week end a tutti :)

Postato da Bakis alle 18:48 in [ ] // p-link // commenti (15) // commenti (15) (pop-up)


// lunedì, 31 marzo 2008

[ Sour times ]


C'è che di base non ho nulla da dire e nessuno a cui dirlo. Così, volevo dirvelo ( il che contraddice la frase precedente ).

Buon lunedì ( contraddizione di termini ).

Ce la faccio a scrivere qualcosa di sensato senza contraddirmi? ( no )

Postato da Bakis alle 12:19 in [ cazzeggio ] // p-link // commenti (9) // commenti (9) (pop-up)


// mercoledì, 26 marzo 2008

[ In cerca di prima disoccupazione ]


Quando l’ansia da rientro a lavoro colpisce con due giorni d’anticipo c’è da preoccuparsi (non so dicendo che io devo preoccuparmi).
Nei fatti non mi scompongo più di tanto. Lascio che la mia nuova motivazione scorra nelle vene e mi pervada. Più che altro non posso far nulla per oppormicisi: all’ira.
E’ una di quelle emozioni totalizzanti e incontrollabili. Come l’amore o il desiderio.

Carico di un cotale bouquet di buoni sentimenti, mi preparo a un’altra giornata di delirio, con alle spalle una levata alle 4 e un volo alle 6 (al solito), una pasquetta in solitaria tra la grandine e la neve e un martedì a supplicare ilcommercialistachemivuoleabbastanzabene affinché mi salvi l'anima.

Nel frattempo BlogBabel ha chiuso e che dire? benvenuti nel mondo reale. Fare gli snob primi della classe è bello per un po' ma poi bisogna scontrarsi con la dura realtà dell'offrire un servizio gratuito a tante persone esigenti (e spesso sì, rompipalle).

Ah, buon rientro a lavoro e PS c'è qualcosa di sinistro quando nel giro di qualche mese chiunque mi dice che presto avrà un bambino.

PPS dovrò scrivere una lettera alla Marvel affinchè annoveri nella top-ten dei superpoteri anche il "fare il dito in culo". No perché io mi ci sento nato, con questo dono.

Postato da Bakis alle 10:38 in [ cazzeggio, rancore, cattivi propositi ] // p-link // commenti (14) // commenti (14) (pop-up)


// lunedì, 17 marzo 2008

[ Cose che non sapevate e non volevate sapere di me #4 ]


Non ho ancora deciso se la “Sinistra Arcobaleno” ha rubato i colori istituzionali dell’azienda per cui lavoro o se la nostra sede è in realtà una sezione di suddetto partito. (O se entrambe in realtà sono associazioni gay pride in incognito).

Comunque, mi destreggio fra il mal di gola e le mille cose da fare, in questa mattina pre-primaverile.
La scena seguente è Bakis che utilizza le ultime energie vocali per proferire un insulto a qualcuno con la voce tipo “il padrino”.

Ma diciamo che posso farcela, dopo un piacevole venerdì con la mia nuova coinquilina (momentanea), sabato coi soliti amici e domenica con una nuova conoscenza. Posso farcela soprattutto dopo aver speso mezzo stipendio prenotando qualsiasi volo da qui a maggio.

Adesso cerco di mantenere un aspetto serio ascoltando a ripetizione “you spin me right round (like a record)”. Diciamo che questa è la quarta cosa che non sapevate di me e che non volevate sapere ( qui le altre ).

Sono un potenziale serial killer: ascolto le canzoni a ripetizione fino alla nausea. Sono malato. Salvatemi.

Postato da Bakis alle 12:14 in [ cazzeggio, ombelicale ] // p-link // commenti (9) // commenti (9) (pop-up)