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All'indomito
Popolo di Sardegna
agli intrepidi fautori e propugnatori del Movimento per l'Identità,
l'Autodeterminazione e l'Indipendenza della Nazione Sarda; ai popoli
fratelli ed amici che condannano il Colonialismo Italiano e che
sostengono la nostra giusta causa; agli italiani illuminati - di
Sardegna e d'Italia - che si battono al nostro fianco nella lotta
democratica, pacifica e non violenta, per la liberazione Nazionale
della Sardegna dall'oppressione coloniale, per la giustizia sociale
e per la creazione di uno Stato Sardo Sovrano ...dedico questo blog. |
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[ Party festa, sachertorte + nicotina ]
Ho capito perfettamente questa volta. Dove sbaglio, intendo.
Ho capito cos'e' che insisto a fare ma che non dovrei, ho capito dove non devo volgere lo sguardo e dove invece devo puntare la mia attenzione. Era cosi' facile, e' stato come un’illuminazione.
Come quando rimugini troppo su una cosa, per mesi, poi la fai e ti prendi troppo per coglione perche' in realta' ci voleva cosi' poco.
Potrei spiegarmi meglio, ma non e' di questo che voglio parlare.
Sono gia' passati 15 minuti, R. (che e' stata cosi' carina da venirmi a prendere e riportarmi a casa) non mi ha fatto nessuno squillo: buon segno, non si e' persa nella via del ritorno.
Io invece si, penso proprio di essermi perso di nuovo e se e' buono o no non lo so ma di sicuro e' un segno.
Ma anche questa e' un'altra storia.
Di storie con cui riempire questo blog ne avrei a bizzeffe com'e' che ogni volta mi sfuggono di mano? mi dimentico dei temi principali e mi concentro sulle variazioni. Sempre.
Potrei riempirvi di infinite storie sui dettagli piu' infinitesimali con cui mi complico le giornate ma le cose fontamentali tipo..hai presente? il tema principale. Invece e' come andare a ritroso a dedurre il motivo base partendo dalle variazioni.
Certe cose, quelle importanti, le capisci a caso senza troppi ragionamenti sopra.
Le capisci ad esempio arrivando in ritardo di due ore e dieci a una festa (a causa di un mix di micro-casini tipo batteria della macchina scarica, sachertorte ritardataria, macchine in prestito, strade che non si trovano e cose cosi') ballando da solo con dentro un bicchiere di vino di troppo (totale: un bicchiere di vino), cantando le canzoni dei cartoni animati, pogano nel mucchio e abbracciando in ginocchio quasi sull'orlo del pianto una persona. Nel perfetto centro di un mucchio di cose inutili capisci una cosa importante.
Ora, non sono sicuro che se ripeto tutto uguale capisco la stessa cosa. Non provate a rifarlo a casa, non e' una formula che vale per tutti.
Intanto mi affogo di grissini stantii aperti non so quando intinti di crema nocciolosa equita buonissima che usarla cosi' e' uno spreco. Ma non prevedo ci sara' niente di piu' buono su cui spalmarla nei prossimi tempi, qua dentro.
Prima che mi dimentichi vi consiglio la visione di un bellissimo film: NICOTINA.
Dicevo ero li' al party, una cosa un po' scazzata un po' dandy del tipo stiamo bene ma non facciamo troppo casino, ma anche si facciamo casino a tratti, a volte stiamo seduti ridiamo per lo piu' ci scontriamo tutto il tempo (c'e' cosi' voglia di farsi male) ma e' sempre meglio di qualsiasi altra alternativa in un sabato notte di fine gennaio a Cagliari con questo freddo.
Avrei voluto bere molto di piu'. Avrei potuto bere molto molto di piu'. Avrei dovuto...
Ero li' e a un tratto mi sento fuori posto, io che ti dico cazzo c'hai da ridere? e tu mi rispondi no niente e' che sei cosi'..sei carino e io dico boh ok mi prendi per il culo.
Poi mi giro e la tua amica e' li' e mi guarda sorride come avessi fatto una cosa speciale o troppo divertente.
Oh?
Poi alla fine sono li' per terra in ginocchio accanto alla tua sedia e tu mi dici che solo ora te ne sei accorta, e io sento solo un filo di sollievo perche' so che non sara' domani. Ma sara' comunque fra poco e quel filo di sollievo faccio finta di non sentirlo che fra un po' sara' tutto molto diverso.
Ed e' li' che mi sono sentito fuori posto perche' e' come se stessi prendendo tutti per il culo, tutti compreso me stesso.
Un grissino dietro l'altro la crema nocciolosa equita e' quasi finita. Penso al modo migliore per immortalare questo momento. Per intrappolare questa intuizione geniale che con tutta probabilita' domani mattina mi sembrera' una gran minchiata.
Non e' un film quindi da fuori sembra un momento banale e noioso come qualsiasi altro momento, non c'e' una colonna sonora epica a sottolineare l'intensita' emotiva e non e' successo niente di eclatante. Tiziacaia non me l'ha data, non mi ha detto che mi ama, il bancoline non funziona e non ho visto se sono arrivati soldi (da chi??) insomma non e' successo un cazzo.
Ma qualcosa e' successo.
Allora torno alle cose semplici semplici, torno alle cose che conosco. Le mie cose. Le cose che so fare.
Scrivo. Taglio i pezzi che non voglio che si leggano e li incollo da un'altra parte.
Prendo la videocamera e le racconto una storia. Un giorno quel video varra' qualcosa, per qualcuno. Forse il mio io del futuro si mettera' a ridere.
Mi faccio foto.

Potrei chiamarti ma non so dove sei con chi sei. Forse stai dormendo. Meglio far finta che tu gia' non ci sia piu'. Perche' in fondo non saprei neanche cosa dirti.
La mia intuizione geniale posso capirla solo io. Tu hai gia' avuto la tua.
Ho capito di aver capito, ora devo solo tenere tutto a mente da bravo si, come un bravo bambino.
Poi al momento giusto mi sara' utile.
E che questo momento giusto, porca puttana, arrivi molto molto presto.
Si.
Buonanotte.
Sono le 16:21 del Depression Day.
chiamalo come ti pare ma mi sembra un giorno spaventosamente troppo uguale a tutti gli altri. Lo sarebbe comunque, credo, anche se stessi facendo qualcosa di diverso ora.
Le mie voglie non trovano il tempo per esprimersi e inizio ad annoiarmi sul serio, e quando mi annoio sul serio divento molesto. Ho voglia di fare del male a qualcuno.
Possibilmente fisico.Perchè insomma l'ambiente ok, risponde sempre in maniera coerente a come tu ti poni nei suoi confronti e io mi incazzo se uno non mi risponde. Ti sto parlando? mi senti? e allora perchè non mi rispondi?
Sto accomulando motivi di incazzo. Continuo a stare dietro al template design ma di base non so nemmeno perchè. Sto diventando bravino ma non mi importa. Forse è perchè sono uno stupido autarchico e detesto far fare le cose agli altri: ma ne ho davvero voglia? Non lo so però di sicuro non mi piace sentirmi uno qualunque.
Forse è solo perchè mi manca un po' il mio vero lavoro, cosa che non avrei mai scommesso un soldo bucato che avrei detto. Anche perchè io non so qual è il mio vero lavoro. Non mi sembra che tutto sommato si senta troppo la mia mancanza. E non credo la noterebbero nemmeno qua.
Insomma ovunque mi posi sono superfluo, sono un nice to have ma non un need. Detto così non sembra nemmeno una cosa degradante.
In ogni caso cerco di resistere più per una scommessa con me stesso che per un reale interesse o obbligo. Se vivo come mahatma gandhi ancora per un po' dovrei farcela. Di obblighi ne ho piene le tasche. è questa continua sensazione di provvisorio che mi scassa; questa continua consapevolezza di poter mollare tutto, di non avere legami fissi... Scartabello indolente tutte le vie di fuga. Nessuna ancora mi sembra troppo allettante.
Sto cercando qualcosa di ancora più straordinario. Ora però qua chiudo, non ne posso davvero più.
Siccome tanto prima o poi vorrei trasferire qua tutto l'archivio, facciamo che a tempo perso ri-posto qualche cosa? Chi dovesse aver già letto il post in questione mi perdonerà. In effetti ho sempre pensato che tenere tutti i vecchi post stipati nell'archivio sia fondamentalmente un grosso spreco.
Ecco un mio vecchio racconto, cui sono molto legato. I fatti raccontati sono reali; ma perchè sono accaduti un po' di tempo dopo averlo scritto.
~
Un attimo prima
Martedì 25/7,h 21:42, I miss you “...I’m so impatient I can’t stand the wait Who are you?...”
Stasera è successa una cosa che mi ha sconvolto.
Al videonoleggio prendo una cassetta e vedo Carla. I
contorni dei cd e delle custodie nel ripiano accanto a me sono sfumati,
il volume del televisore si è ovattato improvvisamente e tutto ha
rallentato intorno al suo viso, come al centro di un vortice di
confusione.
Non la vedevo da almeno due anni.
L’ho conosciuta all’università, frequentavamo alcuni corsi in comune. Fra
tutta quella marea di gente, non so come la notai. Come mi capita
spesso in questi casi, era come se fosse l’unica persona che riuscissi
a percepire a colori mentre tutti gli altri li vedevo in una desolante
gradazione di grigi. La individuavo subito sebbene non si sedesse mai
negli stessi posti. Fiutavo la sua presenza e riuscivo sempre a vederla comodamente. A volte si girava pure lei e mi guardava per un attimo. Arrivavo
sempre molto presto in aula e, seduto nel mio posto stretto, tendevo
l’occhio verso la porta e scrutavo il via vai in attesa di vederla. Lei
contrariamente arrivava sempre all’ultimo. Ci presentarono ufficialmente una mattina durante un’ora buca. Andammo in caffetteria con alcune persone, io conoscevo Anna - mi ci aveva trascinato - lei alcuni conoscenti di Anna. La
presentazione non fu un gran che e nemmeno la chiacchierata - io parlai
ben poco - ma seppi il suo nome e dal giorno dopo iniziammo a
salutarci. In maniera sempre distratta e secondo la circostanza nemmeno
lo facevamo. D’altronde non ci conoscevamo. Ma era sempre un passo.
Una mattina la vidi arrivare con un libro della Yoshimoto tra le mani. Questo me l’avvicinò ancora di più, quel libro l’avevo letto, l’avrei voluta fermare. All’epoca
aveva i capelli corti, castano chiari ma si vedeva benissimo che in
realtà erano più scuri. Nonostante questo contrasto di colori -
probabilmente intenzionale - stava benissimo. Stasera invece aveva i capelli molto più lunghi. Le cadevano lungo il giubbotto bianco molto lungo. Era sola e sembrava non avere fretta. Probabilmente non c’era nessuno fuori ad aspettarla. Ho fatto la fila lunga, ma non mi ha visto.
A lezione le cose non progredirono per nulla. A
parte un giorno a lezione di economia - casualmente e meravigliosamente
lei era seduta nel posto davanti al mio - in cui fummo presi da
attacchi di risatine isteriche perché non capivamo nulla. Lei si voltava e mi chiedeva “hai capito??” e io “no, per nulla” allora si rigirava, rideva e continuava a copiare il lucido. Quella sensazione di complicità era stranissima, come dire, pura.
Le lezioni di quel semestre finirono, io cambiai facoltà e non la rividi più. Probabilmente
anche lei ha cambiato, chi può dirlo, non mi sembrava fatta per quel
tipo di discipline. Ma di sicuro non è nuovamente mia collega.
Qualche mese dopo in gelateria, un miracolo. O un miraggio. Eccola lì, nel tavolo accanto al nostro. Nel posto in cui ero le davo le spalle. “Cazzo! No.. no non è possibile” Feci di tutto per spostarmi. Mi spostai. Era
con delle amiche, dovevano essere appena arrivate, stavano ordinando.
Ordinava il gelato guardando in alto verso la cameriera con un sorriso
da bambina. Fui completamente assente tutta la sera. Continuavo a
ripetermi che quella era probabilmente l’unica occasione che avrei più
potuto avere per parlarle. Continuavo a chiedermi come dannazione avrei
potuto fare. Mi alzai per andare al bagno che era proprio dentro la gelateria, mentre noi eravamo in un grande giardino all’aperto. Uscito, dopo due passi quasi ci scontriamo. “Hai da accendere?” Mi guardava con un sorriso...non capivo. Era un sorriso di sfida? Mi aveva riconosciuto? Sorrido. “Certo”. Accendo Siamo
rimasti l’uno di fronte all’altra per qualche istante. Probabilmente
aspettavamo entrambi che l’altra persona dicesse qualcosa. Saranno
stati tre o quattro secondi al massimo. Quattro secondi sono
tantissimi. Non so che le avrei voluto dire. Ero completamente
scombussolato da quell’eventualità non considerata e la mia mente
cercava disperata qualche informazione in qualche angolino buio del mio
io per affrontare la situazione. La guardavo dall’alto e aveva
un’espressione così tonda. Presi fiato per dire qualcosa.. qualsiasi
cosa... Allora mi è passata al fianco e mia ha fatto ciao ciao con la manina. Quella è stata l’ultima volta in cui l’ho vista. Fino a stasera.
Ho
sperato tanto di rivederla. Ho pensato e ripensato a lei talmente tante
volte che il mio desiderio si è trasformato in una sorta di preghiera.
Una preghiera ad un dio molto distratto dato che io
praticamente
non so nulla di lei.
Mercoledì 26/7, h 00:10, nineteen seventy-nine “...on a live wire right up off the street you and I should meet...”
Devo aver smosso qualcosa nell’ordine degli avvenimenti. Il puzzle della mia vita non ha una sola combinazione evidentemente. Che bello. Stamattina uscito presto alla solita ora, la rivedo svoltato l’angolo dopo la farmacia. Era all’altezza del bancomat, ferma. Ho supposto ovviamente che stesse prelevando dei soldi. Ma
era immobile, senza movimenti delle braccia. In realtà era sui due
metri oltre il bancomat di fronte ad una vetrina, completamente assorta. Rallento il passo sperando che si volti e mi veda ma avvicinandomi sono costretto ad accelerare un po’ per superarla. Come la sorpasso con la coda dell’occhio vedo che si volta. Mi volto pure io. “Ciao” mi dice. Io rallento, guardandola, non so dove vado. “Ciao!” sorrido e continuo a camminare, ora pianissimo. Lei mi fissa un secondo e se ne va. Non è normale! Com’è possibile che si sia ricordata di me?
Venerdì 28/7, h 01:20, Silverfuck “...when you lie in your bed and you lie to yourself bang bang you’re dead hole in your head...”
Stasera è successo. Ci siamo parlati. Ho rinunciato a capire tutto questo, non ci riesco. Lo prendo e basta, vorrei riuscire a esserne solo felice. Sotto la scrivania, in ufficio, provavo a rimontare il coperchio del cabinet del pc. Lorenzo era nello stanzino. Entra qualcuno, mi dice “vai tu”. Vado io. Era lei. Devo aver fatto una faccia allibita. Come
se i suoni si prolungassero all’infinito e i colori perdessero i propri
contorni. Ormai sono sicuro che sia una sua facoltà soprannaturale,
quella di dilatare la realtà intorno a se. Non ricordo affatto le
parole esatte, penso di aver assunto il senso di quello che mi dicesse
prescindendo completamente dal loro contenitore. Esco dalla barriera di scrivanie e dico a Lorenzo che mi assento un attimo. Lui è sull’uscio dello stanzino e mi guarda strano.
Ha scoperto dove lavoro per caso l’altra mattina. Dovevo scusarla ma era una cosa importante. E’
tornata in città martedì sera e il giorno dopo ha saputo della morte di
Anna, avvenuta proprio la notte prima. Io non sapevo nulla? Se non avesse chiamato a casa sua non l’avrebbe mai saputo. Se fosse tornata due giorni più tardi non avrebbe vissuto tutto questo. Se non mi avesse visto due giorni fa di fronte alla vetrina io non l’avrei mai saputo. Ormai
si erano perse di vista da parecchio tempo. Avevano stretto
particolarmente nell’estate di due anni fa. La sera in cui uscirono da
sole per la prima volta, le aveva chiesto di me; ci eravamo visti un
attimo prima in gelateria. Non so se mi ricordavo.. In ogni caso l’inverno successivo era partita e le cose sono evaporate, come succede. Domani ci sono i funerali. Mentre parlava fissavo il cacciavite che avevo ancora in mano. E’
passato talmente tanto tempo.. Anna, ci conoscevamo distrattamente da
qualche anno, ma ci frequentammo proprio in quel periodo per poi
perderci di vista. Già , capita.. Due anni son passati. Mi dispiace molto anche se probabilmente , incontrandola non avremmo scambiato che poche parole.
Sabato 29/7,h 19:20,Joga “...coincidences make sense only with you...”
Sono arrivato tardi e nel piazzale della chiesa c’erano pochissime persone. -Saranno
tutti dentro. Che palle non ci voglio entrare... Ma perchè l’unico modo
per testimoniare partecipazione per una morte è entrare in una chiesa? Decido di aspettare fuori ma dopo due sigarette entro a cercare Carla. La porta quasi non si apre dalla ressa. Mi metto in punta di piedi e do’ uno sguardo, dubitavo che fosse nelle prime file. La voce del prete arrivava talmente distorta dall’eco e dall’amplificazione che non ho afferrato nemmeno una parola. A fatica torno indietro strusciando contro le persone in piedi. Uscito mi risiedo, non so che fare. Cosa ci faccio qui? Da
lontano vedo una sagoma avvicinarsi ma non la distinguo, metto gli
occhiali, non cambia molto. Non so perchè mi ostino a usare ancora
questi maledetti occhiali, è ora che li cambi, non mi servono più a
nulla e per giunta sono antiquati. Quella sagoma si avvicina, è Carla. Tiro un sospiro di sollievo, però, che ritardo.
Siamo imbarazzati non ci va di entrare. Mi sentivo completamente fuoriposto, come osservato. Ma si, andiamocene.
Davanti al caffè quella situazione mi ricordava la volta in cui praticamente ho rotto con Marzia. Eravamo
in rotta da un bel pezzo, non ci vedevamo da un po’. Mi stupii della
sua chiamata quella sera, così decisa, non era da lei. Domani ci
vediamo, ok. Ci incontrammo al bar e parlammo del più e del meno
come avevamo sempre fatto. Ma non erano chiacchiere false o di routine.
Era come se dovessimo scaricare tutto ciò che avevamo accumulato in
quel periodo senza vederci. Forse avevamo bisogno l’uno dell’altra più
di quanto immaginassimo. Abbiamo parlato davanti alla cioccolata calda,
sul tavolino di vimini finchè con naturalezza emerse l’argomento che ci
occupava la mente. Fu una discussione molto calma, malinconica. Quando scese dalla macchina fu come salutarla per vederla il giorno dopo.
Davanti
al caffè con Carla mi aspettavo che da un momento all’altro mi dicesse
: beh allora, non giriamoci intorno. Ma non successe. Non fu una chiacchierata travolgente, ma la sentivo vicinissima; in effetti provavamo le stesse cose. La ragazza al bancone ogni tanto ci guardava. Era così evidente l’assurdità della situazione?
Di ritorno dalla caffetteria abbiamo fatto la salita verso la chiesa e decidemmo di andare in cimitero. In
macchina ho messo la cassetta alla quale tengo di più, un modo per
farle un sentire un pezzetto di me. La musica ha come riempito quel
senso di vuoto. L’entrata era deserta, non sono ancora arrivati. Ci fumiamo una sigaretta. “Sai
è strano. Sono tornata con il terrore di impazzire...di finire col tubo
di scappamento acceso dentro un garage... Ne ero sicura. Ora mi ritrovo
in mano dei fili ingarbugliati di un passato che avevo messo da parte,
ed è tutto così incomprensibile. Cioè, Anna non era la mia migliore
amica.. ci siamo scritte qualche volta quando sono stata via.. le avrei
voluto parlare. Ora mi sento come se il mare si fosse prosciugato
e tutte le terre fossero una cosa sola; in tal caso sarei sola
ovunque...partire o tornare non avrebbe senso...scusa sto delirando. Ho voglia di un gelato. Andiamo al mare stanotte?”
h 21:50, “...come aquile i miei sogni attraversano il mare...”
Fra un secondo esco di casa. Sarò da lei. C’è un caldo pazzesco, lascerò le finestre aperte. Ora sono sicuro, è stato smosso qualcosa. Una piccola scossa che ha messo in disordine le cose. Questa
musica è bellissima, sto proprio bene. Tutto sommato non ho voglia di
rinchiudermi in macchina. Vorrei tanto che venisse qui e restassimo a
parlare. O che restassimo in silenzio come questo pomeriggio. Non devo più sperare di incontrarla per caso. Fra un attimo la vedrò, un solo attimo. Il tempo di uscire, prendere la macchina e fare due semafori. Ed è strano pensare che in questo momento sto vivendo proprio l’attimo prima...
Guardo il telefono, quasi sperando che squilli. Sperando che sia lei.
Ma so che non squillerà, non stanotte.
E allora lascio che queste candele si consumino del tutto, fino a quando rimarrò al buio. Fino a quando questo cd arriverà alla sua fine.
Allora probabilmente mi sarò già addormentato su questa scrivania. O sul letto.
M sarò dimenticato di queste parole.
E domani starò meglio, potrò uscire.
Farò finta che tutto rinizi da capo.
Dopo le lunghe soste a letto di questi ultimi giorni, dovute all'influenza, oggi finalmente sono ritornato a una quasi normalità. Sono comunque rimasto a casa: non me la sono sentita di affrontare il traffico e la solita estenuante ricerca parcheggio dentro la mia macchina gelida, e sopratutto, non le solite 10 ore (minimo) in studio non-stop.
Non il mio fisico ma sopratutto l'umore potrebbe farcela.
Ho anche troppe cose per la testa.
Persone che vanno e che vengono, idee che ritornano, progetti che sfumano...
Per me è sempre più difficile scorgere il confine tra le cose che non posso fare e quelle che non voglio fare. E' come se si confondessero in un punto imprecisato della mia testa per complicarmi la vita. Un baco fondamentale. I pensieri continuano a rimbalzare impazziti da un concetto all'altro, dal vorrei ma non posso, al potrei ma non so in definitiva perchè e così via. Niente di diverso dalle mie solite seghe mentali, intesi.
Penso sempre più spesso all'eventualità di partire e mi interrogo sulle effettive ragioni per cui, di fatto, non lo faccio; per cui non riesco a farlo e non riesco a decidermi. Continuo piuttosto a fissare il fatto che non c'è niente che mi spinga fuori (e niente che mi trattenga).
Fra questi due poli negativi di fatto vince quello che mi tiene qua, sempre uguale a me stesso ogni giorno che passa - almeno così mi sembra.
Al tempo stesso provo una sorta di rancore nei confronti di chi riesce a staccarsi e allontanarsi.
Come se venissi tradito personalmente,
ma so che non è così.
E' solo una semplice questione di ferite e di distacchi.
Un po' è come se scontassi il fatto di non volermi far coinvolgere sentimentalmente. Non è affatto una vita di fuga come molti pensano o una scelta per non impegnarmi personalmente con qualcuno; questa scelta la pago in mille altri modi.
I miei amici. Le mie amiche. Loro si, sono i miei amanti.
E ora all'orizzonte un'altra separazione.
Qualche giorno fa, prima che l'anno vecchio finisse, scrivevo
:
E' stato un 2004 di incontri. Se dovessi descriverlo con una sola parola userei questa.
Oggi, che l'anno nuovo è già iniziato, che sono già entrato nella routine del quotidiano (il lavoro, le uscite, le cose da pagare) mi sembra invece di dovermi preparare a un anno di separazioni.
La lista delle persone in procinto di partire si allunga.
Io intanto, mentalmente mi preparo a fare il punto della situazione.
A prescindere da tutto,
sarebbe anche ora.
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