Innamorato di me stesso / ma non corrispondo

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agli intrepidi fautori e propugnatori del Movimento per l'Identità, l'Autodeterminazione e l'Indipendenza della Nazione Sarda; ai popoli fratelli ed amici che condannano il Colonialismo Italiano e che sostengono la nostra giusta causa; agli italiani illuminati - di Sardegna e d'Italia - che si battono al nostro fianco nella lotta democratica, pacifica e non violenta, per la liberazione Nazionale della Sardegna dall'oppressione coloniale, per la giustizia sociale e per la creazione di uno Stato Sardo Sovrano ...dedico questo blog.

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// giovedì, 31 marzo 2005

[ Nel magico mondo della pubblicità #2 ]


In questi giorni è riapparsa in studio ViveLaFrance, anche se per la maggior parte del tempo sta fuori seduta sul gradino a fare telefonate (dentro il bunker non c'è campo).

Scopro due cose che mi mettono di buon umore:

- Vive è esperta di anni 80 e mi ha già procurato un trolley pieno di dischi originali dell'epoca;

Vive: c'è un po' de tutto..dal PONK al new uèv..te li lascio ma se me li grafi te rompo..come finisci mettili in cassaforte.
Bakì: ahaha
Vive: no, davèro.
Bakì: ..ok.

- c'è un nuovo CASTING! yuppi-du. Questo pomeriggio al mare farò un sacco di fote e domani, per tutto il giorno, sarò in giro nel nord Sardegna (con una degna compagna di avventure) per la prossima location. Mi sento molto reporter.

Aggiornamento: sarò via due giorni per i motivi di cui sopra. Fotocamera in spalla e serbatoio pieno dovremo girare letteralmente mezza Sardegna. Wow / Help!



Postato da Bakis alle 12:36 in [ cazzeggio, vivelafrance, fav ] // p-link // commenti (6) // commenti (6) (pop-up)


// mercoledì, 30 marzo 2005

[ Pacchi pasquali ]


Pensavo che per certi versi sia un bel vantaggio lavorare sabati, domeniche e festività incluse: di sicuro non si soffre di stress da fine vacanza/rientro a lavoro, anzi.
Dopo un po' di questo andazzo ci si dimentica della differenza fra week end e giorni normali, fra vacanza reale e vacanza immaginaria, giorni cult e giorni ordinari.

Sarà per questo che  la settimana scorsa dopo aver ripreso le fila di alcuni rapporti a ritmi forsennati, mi son trovato a non avere nessun programma per l'obbligatorio ponte pasquale quasi senza accorgermene.
Tempo fa pensare a capodanno, pasquetta o ferragosto mi metteva uno stress incredibile. Sentivo addosso una sorta di imperativo morale per organizzare qualcosa, o meglio: dover FARE qualcosa, qualsiasi cosa. Senza programmi certi sprofondavo inesorabilmente nella depressione e nella sensazione di solitudine, curioso: quando mi è passata la scimmia?

Ora invece - per quanto mi piaccia sempre andare in giro, organizzare e stare in compagnia - accetto di buon grado se per qualche ricorrenza non faccio a tempo a prendere impegni o se va a monte qualche progetto. Pazienza.
Il giorno in questione diventa quindi ottimo per riposare un po', mettere in ordine casa, guardare quel film che aspettava da mesi, finire un libro, girare in macchina per le vie semi-deserte della città, suonare il pianoforte a casa dei miei e così via.

Non posso però fare a meno di notare come questo imperativo sia ancora forte e onnipresente in quasi tutti gli altri (facile notarlo ora, lo ammetto).

Tutti diventano abili strateghi, riuscendo a tenere contemporaneamente diversi mezzi impegni con persone diverse(sfidando ogni legge matematica); imprendibili ninja nello scomparire al momento della risposta SI/NO per prenotare in questo o quel posto, salvo poi ricomparire dal nulla, improvvisamente, se nel frattempo non hanno trovato nulla di meglio da fare; engimatici indiani dalla memoria ultra-selettiva nel dimenticare le proposte fatte e fare i finti tonti "ah, se l'avessi saputo".

E' così difficile dare risposte certe? o ammettere con candore di avere un altro impegno o di preferire casa propria?

Delle volte preferirei mantenere i rapporti in superficie, quando tutti sono belli e simpatici e gentili e ti interessa ancora passare del tempo insieme, e chiami per organizzare e per sapere cosa combini.
Quando poi si viene eletti nella cerchia degli "amici" (almeno così spero, credo, deduco) si diventa garantiti e sicuri e per questo facilmente rinunciabili.

Sad but true.

Ma anche per questo son sicuro che c'è una risposta profonda annidata nel mio karma.
Augh!

Postato da Bakis alle 15:24 in [ cazzeggio, social life, fav ] // p-link // commenti (9) // commenti (9) (pop-up)


// martedì, 29 marzo 2005

[ Luce, please ]


No, non è il vostro schermo andato a farsi benedire.
Tantomento sono i residui alcoholici di questi giorni: ho semplicemente fatto qualche modifica al template.

Ogni tanto qualche cambiamento ci vuole, iniziamo dalla superficie.

Postato da Bakis alle 00:26 in [ cazzeggio ] // p-link // commenti (18) // commenti (18) (pop-up)


// giovedì, 24 marzo 2005

[ so 80's ]


Mi ero ripromesso di parlarne più dettagliatamente in uno spazio apposito... ma siccome fare brainstorming da soli, si sa, induce alla pazzia, indico un breve sondaggio (il cui risultato sarà fondamentale per un project in fase di realizzazione*).

Parliamo dei gloriosi (?) anni 80.

- quale oggetto può fungere da ICONA di quegli anni?

- quale personaggio / evento storico?

- artista / band / cantante?

- BRAND / must to have?

- aspetto più negativo o comunque non legato a bei ricordi?



*il tema è questo, sono aperto a collaborazioni! ;-)



Postato da Bakis alle 16:29 in [ cazzeggio, social life, 24h party people ] // p-link // commenti (37) // commenti (37) (pop-up)


// martedì, 22 marzo 2005

[ Vedo la musica ]


[ click sull'immagine per lanciare il clip flash ]
 
Ritoccare una fotografia è come comporre una musica.
E premere i tasti di un pianoforte un po’ come ruotare l’obiettivo e lentamente mettere a fuoco.

Scegliere la tonalità giusta è una questione di momenti: ogni gamma // ogni scala ha il proprio carattere, un impatto emotivo unico e speciale.

Una pasta calda e accesa > una tonalità maggiore.
Tinte fredde e invernali > armoniche minori.

La tonalità giusta sa esaltare i contrasti e i tratti del viso, il timbro della voce e il fondersi degli strumenti.
Ne esiste sempre e solo una perfetta e bisogna scovarla.

Una nota ne chiama un’altra e un’altra ancora così come uno sguardo talvolta chiede soltanto di essere virato al bianco e nero.

Una forte saturazone è un tasto premuto con violenza, coloriti caravaggeschi.
I pixeloni di colore puro, il rumore del martelletto contro la corda sotto la vibrazione.

La composizione, invece, è la melodia.
Le parti giocano fra loro e costituiscono un tutto. Una zona d’ombra e una di luce, un sorriso e uno sguardo, note che si rincorrono e si respingono.

Ritoccare uno scatto è adattarlo al mio stato d’animo.
( Perché lavorare su uno scatto altrui è come musicare parole di un’altra persona. Una mezza bugia, un racconto preso in prestito.)
Prendo un colore e lo trasformo, lo maltratto fino a farlo diventare il suo opposto, lo costringo a riempirsi di vibrazioni sconosciute. Faccio emergere la figura in secondo piano e annullo il resto.
Distorco le dimensioni, strappo uno spazio e gonfio la luce.
E’ come prendere una traccia per distorcerne con cautela porzioni di banda. Un po’ di riverbero, un flanger e un envelope. Con orecchio e infinita pazienza ogni onda ondulerà come dico io.

Ascolto e sovraincido // Guardo e sovrappongo.

I suoni ruvidi sono decisi ma a volte ho bisogno di morbidezza, per non rovinare il motivo; cerco di sottolinearlo con le assenze e le ripetizioni, con un canone opposto o un delicato sostegno.
Un livello sopra un altro l’immagine si arricchisce, ma a volte confonde il soggetto e bisogna stare attenti.
Devo seguire l’istinto perché io stesso non so mai dove voglio arrivare.

Qualche volta riesco a ottenere ciò che senza saperlo volevo, subito, al primo colpo.
Altre volte devo insistere ore e giorni per poter abbandonare un pezzo di me sulla tastiera o su una foto.

Ma più spesso, mi è semplicemente impossibile farlo.


The reason I do photographs is to help people understand my music, so it's very important that I am the same, emotionally, in the photographs as in the music.
Most people's eyes are much better developed than their ears. If they see a certain emotion in the photograph, then they'll understand the music. // Bjork 2001

Postato da Bakis alle 00:01 in [ musica, ombelicale, autoscatto, fav ] // p-link // commenti (11) // commenti (11) (pop-up)


// venerdì, 18 marzo 2005

[ Outing e intolleranze musicali ]


Riprendo un tema interessante letto su Pop (se avessi quell'aggeggio track-back sarebbe una buona occasione - la prima - per usarlo, ma so anche che forse solo uno o due di voi sanno di cosa sto parlando, quindi lasciamo stare). 



Si parla di intolleranza. Brutta cosa, già.

Ma di una forma molto particolare di intolleranza: quella musicale, che personalmente sottoscrivo in toto come regola comportamentale. Chi mi conosce lo sa bene. 

Voglio dire in un mondo migliore vorrei non essere intollerante e musicalmente ultra-esigente, ma è troppo …divertente esserlo. 

Tutto risale agli ormai lontani tempi del liceo quando col mio fido alleato P. iniziavo a costruire la complessa impalcatura della mia discografia essenziale e a tracciare netti confini tra ciò che valeva la pena di essere ascoltato e ciò che no. Se avete letto Altà Fedeltà di Nick Hornby potete capire all'istante.

Giudizi netti e implacabili, lunghe sessioni di ascolto intensivo dei cd preferiti, ossessivi pomeriggi al cd-store a scartabellare tra gli scaffali in cerca di rivelazioni. Non potevo andar via senza un nuovo cd in tasca.

 

Ecco, il mio background è questo, ma devo dire che col tempo ho sicuramente affinato i miei gusti, ampliando anche un po’ le vedute. 

Mi piace pensare che ci sia la musica giusta per ogni momento e una canzone adatta ad ogni atmosfera e non un genere o un cantante ideale per tutto. Si sa, nella dieta bisogna diversificare.

Per questo storco il naso di fronte ai consumatori musicali mono-maniaci: gli hip-hop, i metallari etc. Ma non si impallano dopo un po’? Come mangiare sempre aragosta o caviale o scopare sempre con la stessa posizione (o con la stessa persona). Yawn. 

In ogni caso penso che la discriminazione musicale talvolta non sia casuale: i veri fan(atici) tendono ad auto-ghettizzarsi e a mettersi in contrapposizione tra loro, spesso con ottuse visioni ultra settoriali e etichettamenti estremi: rock, hard rock, metal, cross-over, grunge, alternative, prog-rock e balle varie. 

Io mi accontento di discriminare democraticamente tutti in base al mio personale gusto, che può essere ricondotto a poche regole di massima.

Prediligo la musica d’autore (no interpreti), possibilmente elettronica ma non solo. I testi sono fondamentali. Si all’innovazione e alla ricerca ma non a tutti i costi ( e i Radiohead non mi piacciono). Gli italiani in generale non mi piacciono mentre adoro la musica etnica. E così via. 


Colgo l’occasione per segnalare finalmente un sito molto interessante: si chiama AudioScrobbler, che grazie a un plug-in installato sul vostro player di fiducia, redige in automatico statistiche di gradimento sulla musica che quotidianamente ascoltate dal pc, con tanto di brano e artista più ascoltato. In base alle stesse statistiche potete poi vedere anche i vostri vicini musicali (all'interno del network di cui anche voi fate parte) magari per fare qualche nuova scoperta.

 

E ora facciamo tutti outing:

levate dall’armadio i vostri scheletri, tirate fuori da sotto il materasso i cd occulati e confessate pubblicamente la vostra playlist, soprattutto senza omettere le entry a rischio ghetto.

Postato da Bakis alle 01:54 in [ segnalazioni, musica, cazzeggio ] // p-link // commenti (49) // commenti (49) (pop-up)


// martedì, 15 marzo 2005

[ Voglia di vacanze ]


Bakis> Ma come? la grafica è quasi pronta e mi dici ORA che andava bene anche solo una bozza??

> Eh ma c'è da dire che la presentazione ha tutto un altro effetto sul cliente, se è rifinita...

Bakis> Si ma c'è da dire che anche sul tuo culo ci sarà tutto un altro effetto se poi mi tocca rifare il lavoro da capo.

Postato da Bakis alle 15:35 in [ cazzeggio, rancore, perle a tempo, fav ] // p-link // commenti (8) // commenti (8) (pop-up)


// lunedì, 14 marzo 2005

[ Io e il fine settimana andato ]


Io e il fine settimana non andiamo troppo d'accordo ultimamente.

Un venerdì troppo stanco per decidere di uscire dopo il lavoro e una settimana niente male. Preferisco abbandonarmi alla visione di The Butterfly Effect (ma avrei fatto meglio ad abbandonarmi su di una motosega accesa).

Sabato inizio brillantemente col perdermi in macchina alla ricerca dei biglietti per il party: una toccata e fuga di party, senza la toccata ma solo la fuga. Poca voglia di casino, mi va di lusso.
Poi un jazz club in piedi, ma senza ascoltare e tantomeno socializzare. 
Una domenica di cinema senza cinema.


Un week-end bruciato insieme alle banane flambé a casa di Re, amare come la consapevolezza di non avere abbastanza slancio.

Le ho lasciate sul piatto come sto facendo coi miei stessi desideri.
                                                                           E con gli stessi sensi di colpa.

Postato da Bakis alle 12:42 in [ ombelicale, social life, fav ] // p-link // commenti (11) // commenti (11) (pop-up)