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All'indomito
Popolo di Sardegna
agli intrepidi fautori e propugnatori del Movimento per l'Identità,
l'Autodeterminazione e l'Indipendenza della Nazione Sarda; ai popoli
fratelli ed amici che condannano il Colonialismo Italiano e che
sostengono la nostra giusta causa; agli italiani illuminati - di
Sardegna e d'Italia - che si battono al nostro fianco nella lotta
democratica, pacifica e non violenta, per la liberazione Nazionale
della Sardegna dall'oppressione coloniale, per la giustizia sociale
e per la creazione di uno Stato Sardo Sovrano ...dedico questo blog. |
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Ma non nel senso che pensate voi.
Non starò certo qui a blaterare sulla fugacità della vita e sull'urgenza del qui e dell'ora.
Esho funi.
Unità fra vita e ambiente.
E' interessante ma anche un po' spaventoso. Deduco che per scoprire qualcosa di me, di ciò che sono (o meglio: di come appaio) sia sufficiente dare uno sguardo all'ambiente che mi circonda.
Cosa vedo?
Scopro di avere un'immagine molto diversa da ciò che credo. Interferenze nella trasmissione.
A volte rimango allibito da ciò che sento, dalle etichette che mi appicciccano sul naso. E mi irrito cercando di cambiare questa proiezione. Ma ovviamente è un problema solo mio dal momento che seleziono con cura cosa trasmettere, quando e a chi.
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Ma poi...esho funi: sapere cosa gli altri pensano di te (per quanto possa essere distorto) serve comunque a darti informazioni preziose. Su di te, appunto; sulle informazioni evidentemente imprecise o saltuarie o scazzate o volutamente fuorvianti che immetti nell'ambiente. Ma anche sull'altra persona; sui filtri che interpone fra se e il mondo, su ciò che ha deciso volutamente di capire e di tralasciare, sulle cose che ti dice parlando anche un po' a se stessa.
(Non c'è mai reale dispersione di informazioni).
La vita è una, già.
Non possiamo sezionarla in compartimenti stagni.
E allora non ha senso depistare le nostre tendenze peggiori se sono destinate inevitabilmente a perdurare e a manifestarsi in diverse forme.
Proporsi di combatterle, semplicemente, è troppo illusorio. Proporsi invece di accettarle è troppo comodo.
Aggirarle, impossibile.
Qual'è la via corretta?
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Ma più che altro mi dedico alle solite cose quotidiane.
Quelle poi che costituiscono la parte più voluminosa della nostra vita:
il polistirolo in una scatola contentente un piccolo oggetto prezioso,
un kilo di panna senza sapore attorno a una fragolina rossa minuscola,
settemila veli colorati e nastrini per un cubetto di finissima cioccolata.
pubblicato Giovedi 11 Novembre 2004
Sa Die de Sa Sardigna è una manifestazione ormai a pieno titolo nel sentimento della gente Sarda.
Istituita con la Legge regionale n. 44 del settembre 1993 per sviluppare, soprattutto tra le nuove generazioni, la conoscenza della storia e dei valori dell' autonomia, consolidando nei Sardi il sentimento di identità e di appartenenza ed esaltandone l'orgoglio di popolo.
Fu infatti immediato, e certo favorito dall'attenzione delle Istituzioni, il risveglio di interesse per la storia della Sardegna: in primo luogo per il periodo storico preso a simbolo di "Sa Die", generalmente definito come periodo rivoluzionario sardo, compreso tra il 1793 e il 1812, e di cui è momento significativo la cacciata dei piemontesi da Cagliari del 28 aprile 1794, e subito dopo per tutta una serie di altri avvenimenti sconosciuti ai più, ma utili a ridefinire il ruolo originale della Sardegna e dei suoi figli - intellettuali, borghesi, popolani - nel più generale quadro della Storia dei Popoli.
Fu così che, pur conservando come data simbolo quella del 28 aprile e come momento storico identificativo la cacciata dei piemontesi da Cagliari, l'attenzione dell'Istituzione Regionale si estese a tutta la Sardegna, e in certe edizioni, anche ai sardi residenti fuori dall'isola (in italia ma anche all'estero), realizzando, assieme ad una partecipazione più generalizzata, la vera festa del popolo Sardo.
Bastarono le prime eclatanti manifestazioni, che privilegiarono Cagliari e il suo ruolo storico e di capoluogo, per rendere chiara a tutti la profonda necessità di riscoprire valori culturali e storici talvolta taciuti dalla cultura ufficiale (nell' edizione 2000 le manifestazioni di ricostruzione storica, allestite in sei località, furono proposte televisivamente in diretta, realizzando nell'isola una seria di palcoscenico mediatico).
Quest'anno la manifestazione sarà divisa in tre momenti: uno di carattere istituzionale, con una manifestazione pubblica in onore di Emilio Lussu, a trent’anni della scomparsa; uno celebrativo sulla figura di Eleonora d'Arborea, ultima reggente di uno Stato Sardo indipendente, giudicessa del Giudicato di Arborea; infine, la riflessione sul rapporto tra la Sardegna e la globalizzazione. E' prevista la proiezione di "Mondovino", un film di Jonathan Nossiter sulla Sardegna. Dal 2004, infatti, la festa viene associata a un tema relativo alla storia dell’Isola.
Fortza Paris a tutti!
Quando udrai un fragor
a mille decibel
su dal ciel pioverà
Ratzingeeer!
veloce distruttore come un lampo
non dà scampo
odia la paura
non conosce la pietààààààààà
altolà falsità
fermati malvagità
su di voi avvoltoi
c'è Ratzingeeer!
c'è Ratzingeeerr... sì!!
[ Fare click sull'immagine per caricare l'animazione in una finestra di pop-up! ]

E poi mi sono addormentato.
Risvegliandomi quasi per caso (perchè il confine tra la veglia e il sonno non sembra, ma è davvero poca cosa) in quella cripta fredda, scomodamente appollaiato sulla sedia. Di quelle posizioni che ti paralizzano il braccio, che sembra morto, o ti inebetiscono le gambe. Tuttavia io mi sono destato con il senso del tempo, e dello spazio, intorpidito. Nè mi son chiesto dove (e quando) fossi.
La cripta è scarsamente illuminata, adorna di quadri e statue di cui non saprei definire lo stile né il periodo. Tutto intorno persone assorte a contemplare una specie di rito che si produce in quella parte della sala dove un tempo probabilmente c'era l'altare.
Inutisco subito che non è un rito religioso, quello cui involontariamente (o forse si, ma senza ricordarmelo) sto assistendo, ma di certo ne possiede lo stesso potenziale sacro.
Dei figuri immobili strofinano impassibili e quasi crudeli degli strumenti che si lamentano, come chi soffre però di un dolore quasi piacevole. Di spalle invece intuisco la figura di una donna elegante che detta il ritmo col suono pizzicato del cembalo.
In mezzo a questi sovrasta la figura imponente e fiera di un uomo androgino vestito alla moda del settecento.
Una palandrana verde con motivo dorato, ugola avvolta da un ampio bavero in lino, il volto contratto da uno sforzo invisibile che poi capisco, sta per prodursi in un canto.
La luce sul suo viso ne esalta i muscoli distorti in uno spasmo e la musica rallenta,
lui prende fiato,
i respiri si sospendono,
l'aria s'immobilizza,
la bocca si apre.
E una mano invisibile strizza le palle al cantante, che emette una voce tipo mickey mouse.
Sulle prime rimango come turbato dallo stridore ma poi vengo conquistato da questa figura, che sul palcoscenico assume sembianza quasi angeliche, in quanto senza sesso.
E capisco la ragione del vestimento antico: come per rimarcare la non appartenenza a questo mondo di questa voce che esiste, udibile da noi, soltanto per il breve durare del concerto.
La voce va e noi ci dimentichiamo di tutto, schiaffeggiati da acuti iperuranici interrotti in contrappunto da improvvisi bassi, come se questo medium di angeliche (o femminine?) entità, sopraffatto dallo sforzo, non potesse nascondere del tutto la propria duplice natura.
[ Chi fosse curioso di ascoltare qualcosa, può farlo direttamente dall'apposita sezione del sito del soprano interprete del concerto, Angelo Manzotti ]
Si ecco, forse ora ho bisogno di un po' di calma dopo aver passato l'ultimo mese (solo l'ultimo mese? l'ultimo forse di cui ho memoria) in pratica a catapultarmi da una parte all'altra. Con rincorsa.
Calma non vuol dire fermarsi, cerco di ripetermi. Se la natura ha orrore del vuoto io ho orrore di fermarmi.
Ed è quello che un po' ho pensato ieri notte ascoltando l'angelica musica per clavicembalo e viola, al palazzo Regio.
In quella sala senza tempo ho sostato per un'ora e mi sono fatto trapassare dalla musica senza pensare a nulla, assorto e assente, presente e prosciolto dalle preoccupazioni, vibrante empaticamente di una sorta di nostalgia.
Una nostalgia falsa, perchè è per qualcosa che non mi appartiene. Ma fa lo stesso.
Oggi però mi sono rituffato nella bolgia, necessariamente, e mi rendo conto di aver bisogno di più tempo. Le giornate non bastano più. Non bastano più le notti per vedere tutti, non basta più il fine settimana per dormire qualche ora in più.
Non basta più solo la buona volontà.
E fra una corsa e l'altra mi dimentico delle cose.
La vita non è domani o dopodomani, tantomeno ieri. E' questa la mia vita?
Il tempo passa - già - e sabato senza preavviso ricevo un'altra mazzata (simbolica). R e M si sposano. Sono davvero diventato così vecchio che tutti si sposano così all'improvviso? Anzi, che tutti si sposano e basta?
Un preavviso di cinque mesi è appena sufficiente.
Che poi tra l'altro scopro che proprio il giorno dovrei essere da un'altra parte (dovrei= periodo ipotetico dell'irrealizzabilità).
Sabato in quella casa sconosciuta fra visi che d'un tratto mi sono sembrati totalmente alieni, una volta così vicini.
Chi è cambiato prima? io o loro? facciamo a gara?
Flusso di pensieri dove mi porti. Ovunque purchè non lì. Da qualsiasi altra parte purchè questo post finisca in tempo.
Finito.
(in tempo).
Avrei voluto scrivere qualche riga sulla due-giorni in giro per la Sardegna a fare fotografie, ma non ne ho il tempo ne la dovuta ispirazione.
Dopo 1200 km, 2 batterie della macchina fotografica, circa 400 foto, 31 location documentate, 3 sigarette, 1 cartina, più o meno 20 asparagi, circa 300 canzoni, 4 cd mp3 riassumerò il tutto con alcune semplici considerazioni generali:
- è un culo pazzesco
( d'un tratto le mie 10 ore quotidiane di lavoro mi sembrano una bazzecola)
- la Sardegna è grande
(ok, smetterò di lamentarmi quando non trovo parcheggio davanti all'ingresso dello studio)
- la mappa non è il territorio
(come già aveva saggiamente suggerito Korzbinski, ma forse perchè anche lui si è trovato alla prese con una mappa anti-strappo e bivi mancati, strade assenti e distanze interplanetarie).
E mentre lo studio si è finalmente svuotato di quella masnada di gente varia di cui era popolato la settimana scorsa, mi godo con la dovuta ansia gli arretrati degli altri miei due lavori.
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