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[ I am visible. I am invisible ]
Sulla moquette grigio topo indumenti di ogni dimensione e tipo, cd e videocassette, buste e scontrini. Penso che dovrò mettere a posto in questo caos, ci ho provato poco fa ma mi è mancata la motivazione. Come sempre ho una lucidissima visione del tutto ma una scarsissima propensione a mettere l'azione. In fondo il casino è sempre un'ottima e valida scusa per non invitare mai nessuno e muovere il mio grasso culo fuori di qui. Come mi ha dolcemente fatto notare una persona che forse una gita in mansarda se la farebbe volentieri. Allora ho fatto spazio con la mano sulla scrivania e incastrato la tastiera fra il pc portatile e il monitor grande, fatto cadere un posacenere pieno e la borsa diesel nera con le bande verde marcio. Non mi sono inchinato a raccogliere. Ho ripreso un pezzo vecchio, non mi ricordo più nemmeno la tonalità. Spengo la luce, accendo due candele e mi avvolgo con i cuffioni quelli grandi che si appiccicano in testa. Penso alle cose strane che ti capita di pensare quando ti si ferma la macchina e di come tutto diventa più lontano e più lento. Penso a quanto lo spazio stretto di una smart ti costringa a parlare e di come possa cambiare un rapporto quando lavori con una persona. Come cambia la sua percezione, specie se quella persona la conosci da anni e da ben altri contesti. Specie se quella persona è tuo fratello. Non so, forse è un bene, forse ho un rapporto tutto sommato privilegiato rispetto ad altri o forse ci trattiamo come estranei? Non riesco a decidere in quale punto fra questi due estremi io mi trovi. Lo stesso è successo qualche ora dopo, quando in fuga dall'ufficio per andare allo zadankai mi son trovato in macchina di F, un ormai vecchio collega, per così dire. Arrivo di fretta alla macchina e imbottigliati nel traffico mi accorgo di avere davanti una persona diversa da quella con cui sono abituato a trattare, solitamente soltanto in termini di fatture, conti da regolare o set di location. "Da quanto tempo hai questa macchina? non la ricordo." "Da quattro anni." E' strano come ci si possa sentire così estranei con la persona con cui dividi uno spazio vitale come l'ufficio. Tutti i giorni. Come sta tua figlia? E ViveLaFrance? Gli parlo come se non lo vedessi da settimane o mesi. "Ho un appuntamento con una tipa, so che ha idee strane ma dopo l'aperitivo me ne fuggo a casa. Oggi non ne ho voglia." Non posso fare a meno di pensare a un'altra persona, ma nonostante il traffico non ho tempo di lasciarmi prendere da chissà quali associazioni. Forse nemmeno tanto strampalate. Scendo al parcheggio sotterraneo davanti al Dettori, una macchina quasi mi investe perchè rimango per un attimo a fissare quel terrazzo. Una sagoma allunga le braccia per stendere un lenzuolo sulla fune e mi chiedo se lì ci siano ancora brunch, musica selezionata, libri, cous cous come un anno fa. No, non credo. Mi infilo a casa di Mario, dopo un po' di mesi. Mi accoglie giù per le scale quella cantilena ovattata che mi mancava tanto. Le scale sono sempre troppe. Arrivo col fiatone, Mario è affettuoso, spengo il telefonino, faccio anticamera nel soggiorno e riprendo il respiro cercando di decifrare voci conosciute dal coro nell'altra stanza. Guida una donna che non conosco. Entro e trovo un gruppo che non risconosco ma nonostante tutto è un buon zadankai, son felice di essere venuto. Inizia a essere passato un po' di tempo dalla prima volta, non poteva non esserci un ricambio di persone. Adocchio una tipa nuorese davvero deliziosa che parla esattamente come un'altra tipa che conosco. Vorrei per una volta sentire e provare una cosa totalmente nuova senza questo assurdo gioco della somiglianza. Mi ritrovo per strada, a piedi, al centro di una città da percorrere senza nessun posto dove andare. Macno strade che non facevo a piedi forse da anni, e noto molta più gente storta del solito. Uomini in giacca e cravatta che barcollano davanti alle vetrine o anche i soliti balordi rumorosi agli angoli degli incroci. Boh, sarà. Accendo il telefonino e scorro mentalmente le persone da chiamare. Ma come spesso mi succede in queste occasioni, poi non chiamo nessuno. Girovago senza meta e questo è stranamente paradigmatico. Passo davanti a casa di . che si è suicidato tre anni fa. Il tempo dedicato ad . l'altra sera a cena con C, che non vedevo da quattro anni, è stato pari forse a 13 secondi, non so se perchè non volevamo pensarci o perchè parlare delle scarpe taroccate su eBay fosse più impellente. Un'altra persona che vedevo ogni giorno ma che non vedevo. E' strano. Chissà se dopo che morirò finirò in un discorso tra persone che mi hanno conosciuto, che non si rivedono da tanto tempo, per la durata di 13 secondi. Chissà se dopo che morirò le persone verranno a lasciare i commenti qua. Ma procedo, vado avanti perchè - oggi si - non ci voglio pensare. Allora chiamo R che dovrebbe venirmi a prendere dopo mezzanotte e riportarmi a casa, ma non ce la faccio più e l'idea di farmi i kilometri da qui allo studio, per poi accendere il pc e lavorare, no. "Vienimi a prendere all'incrocio tra via.. e via...No, non lì, prima, dove c'è il negozio taldeitali.. noo quello è in via.. ok facciamo così vienimi a prendere dove mi hanno tolto 10 punti alla patente" "ah ok capito, arrivo". Salgo in macchina, intrufolandomi in una serata non mia, e finiamo in un locale vecchio, di quelli che frequentavo molti anni fa. Sbaglio ordinazione e togliendo la carne dal piatto con la punta delle dita in pratica non rimane un cazzo. Che buffa coincidenza. Quando apro la porta di casa mi butto sul letto stremato e affondo nei suoni solari di takk. E ora invece continuo a distorcere questo suono che sembra un urlo e ad aumentare il volume, voglio che copra tutti gli altri suoni e che raschi le orecchie fino a fare male, voglio che duri a lungo, in eterno, sempre più forte, finchè non rimarrà più nulla da ascoltare. | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Orientamento | Funzione dominante | Funzione d'appoggio | Funzione terza | Funzione inferiore | Tendenza |
| Estroverso | Intuizione | Sentimento | Pensiero | Sensazione | Percettiva |
E' attivo il multimedia su Splinder.
Diavolo, finalmente, era una vita che attendevo (in termini web, alcuni mesi sono "una vita") e sono proprio curioso.
Mi domando quali nuovi modi troverò di e s p a n d e r e il mio ego con tutti questi applicativi.
Ma non sarà solo un mucchio di polistirolo intorno allo stesso - sempre quello - nucleo fondamentale? Non sarà forse un'enorme baracca di vetri e di fragili cartoni che insisto a costruire intorno a me stesso?
Settemila veli di maia intorno a un micro-costosissimo cioccolatino.
Ma non mi piace pensarla così. Credo anzi che l'io sia un processo cumulativo. Se ci aggiungi roba, quella rimane. Ovvero se fai una cosa, crei un percorso per nuove sinapsi e per nuove cose che prima non conoscevi.
C o o o s e.
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Ogni nuovo canale porta con se necessariamente anche nuovi messaggi da comunicare e finchè c'è voglia di aprirne di nuovi significa che sotto sotto c'è sempre qualche messaggio che cova, che desiderava uscire fuori. Sabato è bastata una chicchierata per rendermi conto di quanto l'espressione, la comunicazione sia l'essenza della mia vita. E quando stacco (stacco?) mi ritrovo a scrivere, fotografare, incollare, passare interminabili ore a modulare interminabili effetti psichedelici alla tastiera. E non è frustrante, è bello. |
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E voi in che maniera vi e s p a n d e t e ?
Il mio studio dev'essere una specie di catalizzatore di personaggi bizzarri.
Oggi, dopo una nottata di lavoro terminata alle 3:30 semi-sbronzo, dopo una mattina di faticosissima sveglia presto (ma inutile perchè il pc di casa si è riufiutato di funzionare), dopo una riunione con uno dei capi sulle prossime cose da fare, arrivo in studio con appena un'ora e mezzo a disposizione per finire un lavoro urgente, stanco, stravolto dal caldo.. e chi mi trovo?
Cinque stagiste catatoniche sui miei pc.
Rimango un secondo fermo sulla soglia alla ricerca del file relativo nella mia testa per giustificare questa presenza. Queste nel frattempo mi guardano senza espressione.
In effetti ricordo vagamente che qualcuno aveva accennato di striscio a questa eventualità (periodo ipotetico del tipo "si boh forse non lo so") ma cazzo proprio oggi??
Chiedo timidamente alla tutor quando hanno intenzione di levarsi dai maroni e quella, simpatica e autoritaria come un'ispezione anale, mi dice "ce ne andiamo all'una ma alle tre saremo nuovamente qui.. lei chi è, il dipendente di F?". "Dipendente di chi? veramente questo è il mio studio e state usando i miei pc, comunque ci vediamo dopo, chiudete la porta quando uscite e non spegnete il condizionatore. Adieu".
Dopo la recita da macho mi faccio prendere da una crisi isterica in strada: e mo?
Allora mi infilo nell'ufficio di mio fratello con la copia delle chiavi e riesco a finire la bozza da presentare.
Con un piccolo particolare: come diavolo faccio a spedirla? i pc con le connessioni a quest'ora sono tutti chiusi e lucchettati da password varie, posso solo usare i pc degli stagisti (pure qua) che però non hanno connessione.
La soluzione è semplice: vado nel router e stacco cavi a caso e ne attacco altri a caso. Il karma ha voluto che azzeccassi subito la combinazione per far funzionare il pc prescelto.
Svolgo le incombenze un po' in ritardo ma tutto sommato riesco a salvarmi il culo.
Finchè mi rendo conto di non ricordare più la disposizione dei cavi nel router.. qualcuno questo pomeriggio smadonnerà perchè la connessione è andata e ci vorranno ore per rimettere tutto a posto.
Ora ho diverse soluzioni davanti:
1) confessare tutto e prendermi la cazziata.
2) chiamare il mio collega problem-solver e cercare di risolvere tutto prima che rientrino (con ampie possibilità di insuccesso e/o di venire scoperti).
3) scappare e far finta di nulla (nessuno mi ha visto).
Ciaociao vado a casa!