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All'indomito
Popolo di Sardegna
agli intrepidi fautori e propugnatori del Movimento per l'Identità,
l'Autodeterminazione e l'Indipendenza della Nazione Sarda; ai popoli
fratelli ed amici che condannano il Colonialismo Italiano e che
sostengono la nostra giusta causa; agli italiani illuminati - di
Sardegna e d'Italia - che si battono al nostro fianco nella lotta
democratica, pacifica e non violenta, per la liberazione Nazionale
della Sardegna dall'oppressione coloniale, per la giustizia sociale
e per la creazione di uno Stato Sardo Sovrano ...dedico questo blog. |
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Da venerdì 27 a Domenica 29 Febbraio, la Fabbrica Illuminata ha presentato al piccolo auditorium di Cagliari la riduzione teatrale di uno dei testi che preferisco di Sergio Atzeni: Bellas Mariposas. L'esito, a parer mio, è incerto. Non sono un critico teatrale, ragion per cui procederò nelle osservazioni in ordine sparso, senza pretesa di competenza: sarò ben lieto di ritrattarle se dovesse capitare qualcuno più competente di me in materia, che ovviamente abbia visto lo spettacolo. Trattandosi di un monologo, non posso non iniziare dall'attrice,
C'è che quando ci si mette obiettivi chiari, per quanto stupidi o poco importanti essi siano siamo, alla fine realizzarli diventa più semplice.
Se ne parlava anche sabato, sempre in macchina: non è necessario essere genii, intelligenti o mostri di creatività per concretizzare qualcosa.
Basta essere monogami negli intenti da sposare, caninamente fedeli alla linea, maratoneti sulla via pralinata di braci ardenti verso la realizzazione.
( Manco a dirlo, qualità di cui sono geneticamente privo).
Anyway,
da lunedì in cui dichiarai a scazzo la ricettina del buon uomore, oggi posso dire di aver portato a casa qualcosa in tempi da record:
- farmi offrire la cena da qualcuno
La mitica Jo, come un velociraptor sulla sua preda dopo aver sconfitto miriadi di antagoniste bavose, si è aggiudicata l'ambito premio "cena con Bakis", riuscendo anche a strappare un ex-aequo in quanto a
- nuovi progetti creativo-multimediali-filosofici
di cui per ragioni di privacy, e la solita scaramanzia, non sto qui a parlare. In questa categoria inserisco anche un lavoro che mi hanno passato ieri, per il quale sono eccitatissimo: il mio primo spot da ideare! Felicità e raccapriccio.
- fare qualcosa non presente in questa lista né in qualsiasi altra.
Per finire, ieri son riuscito a imbucarmi al laboratorio creativo di riciclo. Oggetto della serata: riutilizzare in maniera manco a dirlo creativa dei tappi di bottiglia per crearne degli oggetti.
Dopo aver maniacalmente suddiviso in mucchietti di colore tutti i tappi del tavolo, dopo aver preso un cappuccino al bar e fatto fotografie, e dopo aver finalmente elaborato il progetto e bucato il primo tappo, la sessione è finita. Ho speso troppo tempo a idratarmi i piedi prima del percorso pralinato, vabbè. Mi son rifatto dopo all'aperitivo lungo.
Mi mancano inventarsi i soldi per fare un po' di scioppin (ma con tutte queste cose da fare, posso farne anche a meno), scoprire due o più locali nuovi e conoscere gente nuova (ma la settimana è ancora giovane, diciamocelo, e confido nella lezione di yoga di stasera).
Detto ciò,
ora torno a lavoro, ma uh, è ora di pranzo!
Dopo una settimana di malattia passata tra il letto, il forno a microonde e la postazione pc, con un’uscita avventata di sabato notte più per disperazione che per reale ristabilimento delle condizioni psico-fisiche ideali (che nel mio caso è davvero un eufemismo sfacciato pure in pieno agosto senza coinquilini virus o batteri), la vita d’un tratto sembra diventata terribilmente tediosa e inutile.
Ieri notte avvolto da due piumoni e una coperta riscaldable, a temperature equatoriali, non riuscivo a prender sonno e pensavo agli impegni di questa settimana. Vuoto pneumatico.
Due occhi sbarrati nella notte: non sto combinando niente.
Da quant’è che sto facendo sempre le stesse cose?
Cerco di non farmi prendere dal panico pensando al fatto che stasera ho recitazione, che da mercoledì inizio yoga, che dopo tutto siamo ancora in periodo di saldi (anche se con la variabile soldi costantemente pari a poco più di zero) e che non essendo più costretto a casa magari potrò spazzare presto questa impressione di tedio ineluttabile.
Ma nulla mi toglie dalla testa le parole di Franscivola, dai sedili di dietro, parcheggiati in una via semi-deserta in un sabato notte qualsiasi di questa città.
Parole semplici, pronunciate senza enfasi, come fossero verità ovvie e scontate – quali effettivamente erano – tali che ogni altro abbellimento sarebbe suonato quasi barocco.
>Auph, è tempo di una svolta.
No vabè, se vuoi darmi anche una stilettata sul cuore con un fermacarte!
Badate, non scrivo queste cose per lamentarmi: non questa volta perlomeno.
Quanto piuttosto per stimolarmi ulteriormente a mettere in moto quei meccanismi di recupero che potrebbero farmi sembrare nuovamente la vita un posto diverso dalla fossa settica di una casa di riposo.
Ricetta per il buon umore:
- inventarsi soldi per andare a fare un po’ di scioppin (conta qualcosa che già due sabati fa prima di andare a un party ti sei auto-regalato una t-shirt e due libri nuovi?)
- scoprire due o più nuovi locali in settimana
- farmi offrire la cena da qualcuno
- lanciarmi in qualche nuovo progetto creativo-multimediale-filosofico
- finire di montare quel ca%&o di corto
- fare qualcosa non presente in questa lista né in qualsiasi altra (del tipo facciamo qualcosa di dichiaratamente stupido e imprevedibile!).
Trovato!
Beh, buon inizio settimana a voi, ovunque siate e qualsiasi siano le tediose e ineluttabili circostanze attorno alle quali gravita la vostra vita.
Mi rendo sempre più conto che l'unica cosa che mi mancherà sono gli amici.
A parte il diluvio di terrore connesso con la prospettiva di trasformarsi in carcassa, la cosa che più mi dà fastidio è l'idea di perdere quella manciata di persone con cui posso avere una conversazione decente. Ci vuole una vita per procurarsele.Perdere la vita non è poi una gran perdita, perdere loro, invece, sì.*
Tibor Fischer, la Gang del Pensiero
*Ma anche no oggi, con l'umore rancoroso che mi ritrovo, verso il mondo, l'influenza, gli utonti e gli amici stronzi.
Rileggo pezzi di me incastrati nella rete. Banale.
No banale no, forse un po’ scontato a volte. Che non è lo stesso.
Mangio mandarini rubati senza sapore e rifletto sul momento. Una delle piccole lezioni che ho imparato, benissimo, quasi come una poesia mandata a memoria. (ma tutti sappiamo che quelli che studiano a memoria non sono i più intelligenti e non prendono nemmeno i voti più alti).
Nel momento presente si concentrano gli effetti del passato e le cause per il futuro.
Bene: cosa vedo?
Vedo paradigmi e meccanismi che non riesco a sradicare.
Tradotto
Vedo che mi comporto in maniera sempre uguale e che non voglio cambiare.
Il che include anche tutti quei cambiamenti che indiscutibilmente stanno avvenendo: si svolgono tutti dentro questo stesso sistema. Autoreferenziale.
Non mi demoralizzo ma non mi compiaccio: tutto e niente cambia.
Il sistema va avanti, riproduce se stesso, si evolve in base ai cambiamenti che esso stesso ha concepito.
Però
Però c’è sempre un però, un errore di fondo, quasi impercettibile: una mutazione, un bug, una distorsione diffusa.
Io intanto continuo a immettere energia nel sistema, continuo a evolvere, certo che questo errore poi scatti e faccia impazzire tutto.
Ne sono certo, non può essere altrimenti.
E intanto?
Mi faccio un altro giorno di convalescenza, mi rallegro perché mi è passato il mal di gola, mi metto una scadenza per risolvere alcune rotture, sistemo casa, faccio un salto all’agenzia viaggi, leggo un bellissimo libro, annuso l’aria fredda che sta cambiando, passo tempo con le persone che mi fanno stare bene, mi stupisco, rido, mangio, rivedo persone passate negli occhi di chi nemmeno mi conosce, elimino rami secchi.
Sisi
non posso lamentarmi.
- Postare qualcosa sul blog ogni giorno e scrivere senza pietà i progressi sui cattivi propositi.
Scopo: nessuno.
Stato del cattivo proposito: agonizzante.
Possibilità di successo: nulle.
Previsioni: misero fallimento.
Rieccomi. In attesa di completare il per me fondamentale post sui cattivi propositi per il 2006, rispondo a questa simpatica catena sulle strane abitudini.
#1. Controllare le manopole del gas ogni singola volta ci passo davanti (anche se a pochi secondi l'una dall'altra).
#2. Camminare velocemente mentre parlo al telefono.
#3. Comporre sms lunghissimi in cui scrivo cose inconfessabili, insulti, profonde verità et similia, andare a selezionare il destinatario per poi - ovviamente - non spedirli. (E' molto liberatorio).
#4. Leggere e pisolare nel punto più basso della mansarda, per terra, sotto il condizionatore acceso.
#5. Suonare (o provarci) la sonata n°2 in Sib minore di Chopin (nota per cromàgnon: la marcia funebre) ogni volta che manca la corrente a casa dei miei.
E voi?
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