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All'indomito
Popolo di Sardegna
agli intrepidi fautori e propugnatori del Movimento per l'Identità,
l'Autodeterminazione e l'Indipendenza della Nazione Sarda; ai popoli
fratelli ed amici che condannano il Colonialismo Italiano e che
sostengono la nostra giusta causa; agli italiani illuminati - di
Sardegna e d'Italia - che si battono al nostro fianco nella lotta
democratica, pacifica e non violenta, per la liberazione Nazionale
della Sardegna dall'oppressione coloniale, per la giustizia sociale
e per la creazione di uno Stato Sardo Sovrano ...dedico questo blog. |
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BLinK.
 Sbarro gli occhi stamattina e avverto di aver recuperato un po' di forze. (Recuperato da cosa poi?). Lo capisco dal fatto che sono le nove e che desidero dormire solo altre quattro ore.
Ma decido di non disperdere le energie e metterle subito a frutto, aumentando la dose di entropia che mi spetta a giornata.
Obiettivo: riordinazione della mansarda.
 - Risorse disponibili: illimitate buste rifiuti indifferenziati (fanculo l'ecosistema globale), aspirapolvere, spolverino spennacchiato , armi chimiche varie sottoforma di profumati spruzzini.
- Coadiuvanti: Smashing Pumpkins e condizionatori settati su "siberia" e velocità "tornado".
- Risorse umane: in numero di una persona, rappresentata da me stesso medesimo.
So bene che un risveglio energico, una colazione abbondante e mezz'ora di daimoku non basteranno quindi ricorro subito al piano di emergenza: leggere passi scelti da " Lo Sporco degli Altri".
E' un Feltrinelli preso casualmente qualche anno fa, scritto da Louise Rafkin, scrittrice con l'hobby/lavoro (?) delle pulizie domestiche. (Tesoro fattelo dire: che hobby di merda).
 Ricordo la prima volta che lo lessi: mi venne un improvviso e fortissimo impulso a fiondarmi sul cesso per pulirlo con dovizia, insieme a ogni altro centimetro quadro del mio bagno. Non pago poi, sistemai e strofinai ogni angolo della mansarda.
Certo, allora non regnava un caos pluri-mestrale in questi luoghi e un momento di ispirazione isterica e un po' maniacale poteva anche bastare.
 Stamattina mi guardo intorno per decidere da dove iniziare: adesso la missione è più ardua e se non impossibile, altamente improbabile..
Faccio mio un vecchio insegnamento: Back to the Basics.
Prendiamo un mobile alla volta e ripristiniamo le funzioni che il convegno umano ha stabilito pr esso. Libreria? dentro ci vanno i libri.
Letto? solo coperte e cuscini. Divani e poltrone? liberi per convenienti posamenti di culo. Scrivania? qua la cosa si fa ardua, ma facciamo che per ora posso farci stare solo il computer e qualche foglietto.
Procedo a più riprese, intervallando riposini, sms e letture-ricarica del libro.
Tutto sommato se facessi quanto ho fatto oggi per altri 5-6 giorni questo posto potrà, forse, tornare agli antichi splendori.
A parte un piccolo dettaglio...
"Mentre attraversava Cambridge Circus, Jim rimpiangeva di non aver fatto il bancario.
Visioni di ferie pagate lo assalivano ormai con una ferocia maggiore di qualsiasi desiderio fisico. L’idea di venire retribuito per non far niente, magari semplicemente per passare il tempo fissando i muri di casa lo faceva quasi svenire.
Certo, lui aveva la consolazione di essere il capo di se stesso, una condizione così sopravvalutata che non capiva perché la gente gliela invidiasse tanto; era probabilmente il concetto più sopravvalutato negli interi annali del pensiero.
[…]
All’improvviso, dopo aver messo su la sua attività, Jim scoprì che la soddisfazione dell’indipendenza veniva spiaccicata come un pupazzo sotto le ruote di una schiacciasassi. Il governo, il comune, le compagnie di servizi, i vicini, il sistema postale, i produttori di segreterie telefoniche, i trasporti pubblici, i semafori: quando hai un’impresa tua, l’intero pianeta fa la fila per prenderti a calci.
[…]
Jim impegnava un bel po’ della sua energia a provare a tornare indietro nel passato, alla sua identità di quan’era più giovane. Così avrebbe potuto tirarsi dei ceffoni e dirsi: striscia, trovati un lavoro, prendi i soldi e la domenica pomeriggio fai quel che vuoi.
La sua ossessione per una vacanza pagata, per la semplice possibilità di andarsene via, non per due settimane, non per una, ma soltanto per un week-end in cui staccare completamente e non fare nulla, cominciava a spaventarlo. Riusciva a smettere di pensare a una vacanza pagata solo fantasticando su un’assenza per malattia: essere malato e stare a letto per due giorni (venendo pagato anche per quello, mentre altre persone sono costrette a sostituirti, anche se non lo fanno particolarmente bene) era il paradiso.
Jim sapeva che essere un dipendente è una cosa meravigliosa, e quanto invidiava quei dipendenti umili e meschini che potevano uscire dai loro uffici senza più dover pensare al lavoro fino al giorno seguente.
Le gioie del lavoro dipendente lo sopraffacevano.
Quelli che pensavano di vivere pericolosamente perché si precipitano in sella a una moto in una guerra civile, o che fanno sky-diving con il paracadute, scalate in montagna, salti con l’elastico e fumano il freebase, non se l’immaginano cosa significa rischiare. Niente è più pericoloso che avere un’impresa in proprio.
Se salti giù da un aeroplano, metti a rischio semplicemente la tua vita, se hai un’impresa tua, non importa quanto piccola, anche solo un negozio all’angolo, ti giochi l’anima."
Tibor Fischer – da "Adoro essere uccisa"
Ora, non è che sottoscriva proprio tutto.
Ma ieri notte quando ho letto queste pagine mi è scorso un brivido lungo la schiena. Chissà come mai...
Bene, rinuncio definitivamente a scrivere un post compiuto sulla parentesi meneghina. Son passati quattro giorni e niente. Ho provato anche a fare i fumetti ma disegnare soggetti non-bakisoidi mi viene troppo difficile. Pazienza.
Tra l’altro oggi è tornata mia sorellina da Londra e oltre che dai suoi racconti e dagli inutili acquisti sono stato sommerso dai ricordi dei miei stessi viaggi studio di ormai tanti anni fa.
Mi sento qua e la e in tanti posti e tanti momenti contemporaneamente - anzi - come se potessi essere contemporaneamente in tanti posti e tanti momenti.
Dubbi in ubiquità o biunivoche indecisioni?
(boh)
Non riesco a finire un libro. L’ho iniziato a Milano e l’ho letto nei pochi momenti liberi in tram e poi, di ritorno, in aereo. E ora blocco. E’ come confinato in quei non-luoghi di passaggio e ora non riesco più a ritrovare l’umore giusto per finirlo, in poltrona o a letto, a casa.
Che cosa curiosa. Dovrò riniziarlo da capo.
Per il resto ho voglia di fare cose nuove totally brand new e ho anche qualche idea, ma più che altro sono abbastanza stanco. Fra due settimane poi c’è il mio compleanno e vorrei organizzare un party riuscito come quello dell’anno scorso. Ma mi tedio solo a pensarci.
Proprietà commutativa della contraddizione.
(aspetto che torni, l'ispirazione)
[ Comunque, Bakis è tornato // per ora ]
Il visto di circolazione di Bakis per Mailand rimarrà valido fino a venerdì, su straordinaria (?) richiesta di proroga.
// non è vero che mi venga qualcosa da scrivere in questi giorni..
Devo aver lasciato la creatività a Cagliari.
O forse l'ho sudata per strada
Alle nove di sera ho avuto come la percezione che iniziasse a farsi tardi e che, magari, fosse il caso di fare un po' la valigia. Consegnato un lavoro importante stamattina ho a mala pena avuto il tempo per fare mente locale sul milione di altre cose da fare.
Col volo strategicamente fissato per domani - in modo da intercettare i miei, di ritorno al quartier generale per imbucare, anche loro domani, annessa figlia a carico in aereo per londra e godersi numero due settimane di beata vacanza solitaria al mare - ho usufruito di amorevoli aiuti materni, sopratutto nel settore lavatrice e stiramento, e di paterni contributi controvoglia sotto forma di euro cartacei.
Il rapporto Bakis - Cassa centrale è un po' come quello Sardegna - Europa. Pur formalmente dichiarante reddito e schedato da appositi istituti di previdenza sociale, ancora mi accoccolo volente o nolente nell'obiettivo uno degli aiuti umanitari in caso di emergenza.
Coordinati i lavori in casa paterna dunque, faccio un salto da Flora per prelevare la stampa del mio biglietto digitale che, non si sa mai, potrebbe servirmi nel caso perda / dimentichi / si incendi il foglietto con su scritto a matita il necessario codice PIN per intraprendere il volo.
(Nella scrivania della mansarda-Bakis, pur grande quasi quanto l'asia, infatti manca il posto per la stampante, ragione sufficiente per delegare ogni volta chicchessia per le tipografiche impellenze.)
Ora giusto il tempo di masterizzare il minimo indispensabile di cd mp3 da scarrozzare e distribuire, impacchettare computer portatile di proverbiale lentezza, continuare a compilare lista di necessaire che non so come dovrò raccattare domattina tra le 7:30 e le 9 del mattino, e vado a non-dormire.
Nel caso non dovessi fortunosamente trovare accessi telematici agevoli o a scrocco in quel di Milano, vi saluto fino a lunedì prossimo.
Chi avesse la ventura di aggirarsi da quelle parti (o la sventura di viverci stabilmente) può seguire le istruzioni già fornite in precedenza per riconoscermi e corrompermi facilmente.
 Sono le 18:30, giusto il tempo per qualche sms, una pausa veloce al bar, mille incontri lungo la strada, per arrivare all'appuntamento delle 19 a Sant'Antiocru, come ogni giorno. Speriamo di trovar posto e che non ci sia troppo sole! Come? Ah già... oggi è un lunedì qualsiasi e il festival di letteratura di Gavoi è già finito. Rivivo le sensazioni che provavo prima della partenza ma al negativo: ora non sogno ma ricordo, non pregusto ma riassaporo. Sembra già passato un secolo: sarà perchè la quotidianità mi ha schiaffeggiato da subito senza canzoncina di bentornato, così uguale a se stessa, tanto che inizia a convincermi di non averla mai abbandonata. Ma io so che così non è: ho la prova video! ;-) Appena mi sistemo e riprendo fiato, pubblico qualche piccolo resoconto, foto e video del viaggio da incubo dell'andata (alcuni di voi già sanno) ma sopratutto degli splendidi incontri, delle nuove conoscenze e di tutto il resto! Buon ritorno alla realtà a tutti. Aggiornamento: ho pubblicato un po' di foto di Gavoi sulla gallery di Flickr. Tutti gli scatti sono stati presi dalla fotografa ufficiale O.
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