Innamorato di me stesso / ma non corrispondo




lunedì, 09 novembre 2009

[ emotivamenteinstabile ]

> Ti ricordi?

Quella volta da Serafino


> Ti ricordi?

Quelle mani sotto il cuscino

> Ti ricordi?

Quel sushi e quel "pochetto"


> Ti ricordi?

Che nessuno è perfetto...
scritto da Bakis alle 01:45 | plink | commenti | commenti (p-up)
in: autoscatto




lunedì, 02 novembre 2009

[ Mentafiorita ]

// hai bussato e ti ho detto lasciami solo.

C'è qualcosa di curioso nel modo in cui le relazioni affrontano i periodi di crisi.
Per relazioni intendo qualsiasi interazione continuata fra due persone e per crisi la sua accezione più genuina: momento di cambiamento e decisione.

Ho sempre avuto la tendenza a instaurare rapporti stretti: mi piace circondarmi di tante persone - annusarne le potenzialità, vedere qualcosa di diverso di me nei loro occhi e combinare progetti, stratagemmi, nuove idee, piccoli momenti insieme.
Mi piace innamorarmi delle persone / o dei miei tanti io sempre diversi e nuovi di zecca.

Come nelle migliori storie poi, finita la passione, inizia il rapporto stabile. Sì, succede anche nelle amicizie. Un rapporto che può non smettere di dare gioia e sorprese ma è inevitabilmente governato da regole e convenzioni invisibili - se accettiamo queste regole, tutto andrà bene.

Ma cosa succede poi quando uno dei due scavalca i paletti, si sposta, urta coi confini?
L'altro è pronto al cambiamento?

Ma forse non è nemmeno questo.
E' che la responsabilità di aver accettato per molto tempo piccole ferite forse è più di chi le ha subite. Svegliarsi un giorno e decidere di rimettere le cose a posto non è sufficiente. Farsi da parte? nemmeno. Parlarne? a che titolo, perché non hai parlato prima?

// poi ho bussato io e non hai risposto.

È misterioso il modo in cui i lineamenti di un viso ti trasmettono un significato istantaneo, come un kanji o un colore. Un paesaggio da lontano in cui assembli suoni, odori, venti, passi, direzioni, cielo, terra, passato, intenzioni, fiori e partenze.

Come l'odore del fieno che l'altro giorno ho (irrealmente) sentito in giardino, che mi ha teletrasportato al maneggio di Menta Fiorita, 1992, Lucio che dà il fieno a Giulietta, la ragazza del conservatorio che cerca le carote, la tizia simpatica, quell'altro tizio che poi un giorno ho incontrato in via Dante e non mi ha salutato.

Lucio, ho saputo, è morto di AIDS qualche anno fa.
scritto da Bakis alle 18:30 | plink | commenti | commenti (p-up)
in: autoscatto




venerdì, 18 settembre 2009

[ Piccole cose che mi mettono di buon umore ]

Una Polaroid

Una caramella buona buona

La musichetta di un videogioco

Un sms inaspettato

Cantare da solo in macchina col sole in faccia

La foto di un amico da bambino

Un libro nuovo

Aprire un pacco di biscotti e annusare
scritto da Bakis alle 11:05 | plink | commenti (9) | commenti (9) (p-up)
in: autoscatto




martedì, 08 settembre 2009

[ Il delocalizzatore protonico ]

-    Bene, il delocalizzatore protonico è pronto!

Bakis guardava soddisfatto quella grossa scatola di cartone rovesciata sul pavimento della mansarda di casa sua, dove il padre conservava tutti i libri dell’adolescenza e la mamma i mobili che man mano sostituiva ed eliminava dal salotto o dallo studio.
Con un pennarello più grosso della sua manina, vi aveva disegnato sopra tanti pulsanti, uno sportello, delle prese d’aria e visto che c’era anche alcune decorazioni per rendere il delocalizzatore più attrante. Sai mai, qualche altro viaggiatore nello spaziotempo poteva incrociarlo lungo la strada e non voleva sfigurare.

-    Ora non rimane che scegliere la destinazione.. e farmi preparare la merenda da mamma!

Con uno scatto si spostò all’altro capo della mansarda – dash!
Fra sedie imbottite impilate in un angolo, una vecchia vetrina in mogano, un pianoforte scordato e pile e pile di libri, c’era un grosso mappamondo.
Frrrrrrrrrrrrr. Con un colpo fece girare il globo per qualcosa di equivalente a diverse settimane di evoluzioni intorno al sole. Puc, stop.

-    Ah, Sardegna… sempre qua! Non rimane che viaggiare nel tempo, almeno nel tempo!

E 25 anni sono passati in un lampo: in fondo il tempo è come una strada che cambia il paesaggio intorno: alla fine è sempre tutto diverso.
Ma Bakis no, è sempre lui.
scritto da Bakis alle 12:05 | plink | commenti (2) | commenti (2) (p-up)
in: racconti, autoscatto, mansarda




sabato, 22 agosto 2009

[ Brucio ]

Il mio io è scomposto nei diversi luoghi e nei diversi tempi dei miei desideri.
Qui o ieri, domani o là, sono contemporaneamente oggi e altrove.

E' questa sensazione di limbo continua che perdura ormai da un anno, che rende tutto possibile, avvenibile ma non programmabile, soltanto da immaginare e far allineare lungo il mio sguardo.

Prospettive singolari egocentriche.
Un iPhone che altro non è se non una protuberanza del mio io remoto, presente dovunque e asincrono, come un neurone dai milioni di eterni gangli.

Un tuffo al mare, una strada sommersa, una schiena rossa. Ricordi che si sovrascrivono.

Sono sempre più convinto dell'illusione dell'eterno e dell'inutilità della sofferenza e dell'indecisione.
Perché pensiamo e riflettiamo solo in superficie quando sotto tutto si muove e si sposta lentamente e ci trascina come correnti marine verso ciò che ci appartiene da sempre.

Che pensieri curiosi, tutto sommato nemmeno insensati: sarà forse il sole che mi ha bruciato la pelata e ha riscaldato i neuroni? forse la crema doposole dell'anno scorso è scaduta e produce qualche effetto chimico.
Mi sento così sottilmente impaziente e rilassato, in bilico tra il ciò che è e ciò che sarà, ben sapendo che ho già deciso - non so cosa - e che già sono - non so dove.
Non è importante.

E domani forse sonno, forse mare, forse lavoro, forse qualcuno.
Non è importante.

Adesso però magari mi rilasso un po'.
scritto da Bakis alle 22:12 | plink | commenti (1) | commenti (1) (p-up)
in: autoscatto, memoria selettiva




mercoledì, 05 agosto 2009

[ Ricordi a matrioska ]

Oggi è una di quelle sere che.
Sempre di martedì, poi. Un anno fa, momenti gemelli.

L’ho capito quando non ho ricevuto un altro sms di risposta, quando non ho risposto a un’altra chiamata, quando poi la sera è scivolata via e mi sono visto selezionare la playlist ad alto rischio.

Ma che fosse ad alto rischio l’ho capito solo dopo, quando mi sono ritrovato immerso non tanto nei ricordi - troppo freschi, troppo vicini per definirsi ricordi - quanto nelle sensazioni ad essi appiccicate.

Non saprei descriverlo, ma oggi mi manca l’odore di Piazza della Signoria. Quell’odore a cui molte volte non ho fatto caso ma che ho inalato nelle mie passeggiate post-mezzanotte, con gli auricolari conficcati fin dentro al cervello per non pensare, con l’ennesimo scontrino della libreria notturna in tasca e un nuovo libro sottobraccio.

Se penso a tutti io che sono stato mi viene in mente la sezione di un albero, con i vari cerchi concentrici che si sovrappongono con gli anni. Uno sopra l’altro, le cui rughe a volte si cancellano, altre volte si inspessiscono.

Chissà se da Grom anche quest’anno fanno la granita alla mandorla. Che non mi piaceva particolarmente ma che prendevo solo per quel sapore che rievocava i dolcetti sardi e nebulose scene infantili.

Buffo che ora mi manchi una cosa che mi ricordava il posto in cui sono ora.
scritto da Bakis alle 00:43 | plink | commenti (3) | commenti (3) (p-up)
in: autoscatto




mercoledì, 17 giugno 2009

[ wishlist ]

Sono così occupato e di corsa, mentalmente e fisicamente, che non ho tempo per pensare.
E' un bene? Ok, domanda oziosa: non ho nemmeno voglia di pensarci, fà troppo caldo.

C'è che pure quando il cervello è spento o in stand-by lo stomaco continua comunque a funzionare. Il famoso effetto "fame al funerale" - come puoi pensare a mangiare in un momento del genere? - o "natalità durante la germania nazista" - che mica è diminuita.

Per citare Battiato: i desideri non invecchiano quasi mai con l'età.
E l'inconscio vede, registra, rumina, rielabora e desidera. La mia pancina vuole nuove cose / a parte caterve di cibo.

E' un periodo di correnti alternate e forti scossoni, ma fecondo di futuri desideri.
scritto da Bakis alle 12:34 | plink | commenti (2) | commenti (2) (p-up)
in: autoscatto




giovedì, 04 giugno 2009

[ Epifanie ]

Poi a un certo punto hai un'epifania e vedi le cose esattamente come dovrebbero essere. Vedi, lì, quella che sapevi doveva essere la tua vita.

E da quel momento non puoi più aspettare e tutte le perdite di tempo, le finzioni, le false scuse... ti annoiano e basta.


I (heart) Madrid
scritto da Bakis alle 20:07 | plink | commenti (3) | commenti (3) (p-up)
in: autoscatto




sabato, 02 maggio 2009

[ Razzi ]

Ha smesso di piovere da qualche giorno, ma non fa ancora tanto caldo. E’ ufficialmente iniziata quella strana stagione che qui in Sardegna ci ostiniamo a chiamare primavera ma è soltanto un breve preludio alla torrida estate.

In questo momento c’è una bizzarra coincidenza di gradi °C fra Cagliari, Madrid e New York. Come se i miei pensieri riuscissero a percorrere tutti questi km e sopravvivere soltanto a una certa temperatura, prima di evaporare.
A Reykjavik invece fa freddo, e piove.

Vedo le mie gambe riflesse sullo specchio anni 70 che ho poggiato sull’armadio. Sembrano incredibilmente grosse, ma la bilancia arancione ikea risponde -5 anche oggi.

Sono le 2:30 e di ritorno, stanco, da una serata piacevole, non riesco a prendere sonno. I pensieri si accavallano come un nervo scoordinato che mi paralizza, ma oggi non fanno male. Evidentemente hanno sbloccato qualcosa, se in questo momento riesco a lanciare un razzo nel silenzio buio di queste ultime settimane.
Per quale motivo e rivolto a chi non saprei, visto che nessuno deve salvarmi da nulla. Forse solo io posso, da me stesso.

Mi tuffo cinque volte viola nel mare trasparente: oggi per l’ultima volta, da domani poi basta, ok? Buffo come anche questo gesto mi faccia ricordare. Ma devo dire ormai tutte le strade di questa città. O gli angoli di questa casa.

Recupero il log degli eventi e lo aggiorno come un curriculum di un estraneo, prendendo nota soprattutto delle assenze e di quel che ho da completare. Adesso che il conto alla rovescia è terminato ho la calma di chi può (e deve) aspettare, e la fretta di chi non ha una scadenza.

Tutto sommato è una piacevole sensazione.

Non fa ancora tanto caldo ma vorrei aprire la finestra stanotte: fuori c’è quel profumo di terra bagnata che mi piace e inspiegabilmente mi rassicura. Mi riporta alle cose vere, pulite, concrete e colorate.

Ma ora mi fermo qua. Il razzo forse oggi l’ho soltanto scorto in lontananza, dimentico di averlo lanciato io stesso già da un po’. Rileggo queste parole sconnesse e mi viene un po’ da ridere.

Mi tuffo nella special playlist del mio iPod per le prossime 8 ore e mezzo. Mi sveglierò in un altro orario, un altro clima, questi pensieri saranno evaporati e nemmeno io li capirò più. Ma non ce ne sarà bisogno, dovrò soltanto attendere la prossima bizzarra coincidenza.
scritto da Bakis alle 02:48 | plink | commenti (5) | commenti (5) (p-up)
in: insonnia, autoscatto




martedì, 07 aprile 2009

[ Cadere dalle nuvole ]

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e accorgersi di essere l'unico bambino rimasto.
scritto da Bakis alle 00:54 | plink | commenti (5) | commenti (5) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto




martedì, 31 marzo 2009

[ I miss everything we'll never be ]

scritto da Bakis alle 14:40 | plink | commenti (1) | commenti (1) (p-up)
in: ombelicale, autoscatto, mansarda




domenica, 22 marzo 2009

[ Un week-end molto Bakis... ]

scritto da Bakis alle 23:59 | plink | commenti (7) | commenti (7) (p-up)
in: cazzeggio, autoscatto, fumetto




giovedì, 19 marzo 2009

[ ]

Stringo quella foto di me alle elementari con in mano una matita e un sorrisetto serrato. Da piccolo facevo sempre questi sorrisi stretti stretti con gli occhietti socchiusi.
Mio padre mi diceva piccato: sorridi bene, mostra i denti, così! E per spiegarsi faceva un’espressione per nulla sorridente o felice o divertente. E io che nei disegni dei cartoni animati vedevo quella curvetta disegnata sul viso, pensavo che il vero sorriso fosse come lo facevo io, con gli angoletti delle labbra rivolti verso l’alto.

Stringo quella foto e di me non rivedo più niente in quei tratti immaturi, i capelli, le manine grassocce, quella fragilità così tranquillamente esposta.

Eppure mi hanno riconosciuto tutti, subito, come sempre, come ormai sono abituato.
Anche il ragazzo del piano di sopra, il fratello dell’ex-moglie di mio zio. Quello drogato di cui non sapevo nemmeno l’esistenza, se non dalle brevi parentesi di mia madre, che nei racconti degli ultimi momenti di questi giorni ci ha dipinto le scene con lui che dalla finestra del piano di su la vedeva aggirarsi per i corridoi e aveva già capito tutto, tanto che durante l’ultimo litigio con la madre – ora via, da qualche altra parte – mentre minacciava di ucciderla, decantava l’affetto nei confronti di mia nonna.

Ci ha visto scendere dalla macchina e ha iniziato a lamentarsi e a piangere, in quel modo privo di filtri o forse di pudore tipico solo dei pazzi o dei malati.
Ho preso mia sorellina per il braccio e siamo volati su.

A ogni scalino una lega in fondo a questo passato che pare davvero non riguardarmi più.
scritto da Bakis alle 02:08 | plink | commenti (1) | commenti (1) (p-up)
in: racconti, autoscatto




domenica, 15 marzo 2009

[ Pensierini domenicali... ]

Untitled-1
scritto da Bakis alle 15:31 | plink | commenti (1) | commenti (1) (p-up)
in: autoscatto, fumetto




mercoledì, 04 marzo 2009

[ Fok ]



Ascolto la musica di Olafur Arnalds.
Islandese, anche lui. Non so perché abbia questa affinità elettiva con gli islandesi. Forse c’è che gli isolani hanno dei tratti comuni. Come quel sentimento di solitudine, che ti fa vedere le cose in maniera un po’ diversa dagli altri.
Non dico più triste o deprimente, solo … diversa. Perché appena sotto lo stato di coscienza sai che in fondo ti puoi avvicinare agli altri, ma rimani sempre idealmente lontano e diverso.

Tu quand’è che hai capito di essere un individuo? Io me lo ricordo, il giorno in cui ho capito di essere una persona una, staccata dagli altri.

Sarà il mare che ci circonda, saranno i paesaggi costantente battuti dal vento, sarà quel qualcosa di te che cerchi negli altri perché non riesci a decifrarlo.
Sarà quel qualcosa degli altri che hai dentro e che un po’ senti di voler restituire.

Ascolto Olafur Arnalds e cerco di covare questo senso di straniamento con discrezione.
Perché in fondo l’ho solo preso in prestito da una vita che a volte nemmeno riesco a sentire come mia.
scritto da Bakis alle 22:47 | plink | commenti (5) | commenti (5) (p-up)
in: autoscatto

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